ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

SEZIONE DI BRESCIA

 Sede: Via Nikolajewka,15 - 25133  Brescia – tel. fax 030 2003976 - e-mail: brescia@ana.it

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CELLATICA

Un decennio dopo la prima guerra mondiale, nei primi giorni di maggio dell’anno 1928, alcuni alpini reduci dai vari fronti - dell’Adamello, dell’Ortigara, del Pasubio, del monte Grappa – si riuniscono e danno vita al “Gruppo Alpini di Cellatica”.

Fra i soci fondatori di cui si abbia sicura testimonianza vi sono: Baldussi Giuseppe, Bedussi Giorgio, Bedussi Giovanni, Bedussi Marsilio, Bontempi Faustino, Bontempi Giovanni, Castrezzati Luigi, Ceretti Luigi, Corti Vincenzo, Frassine Giacomo, Frassine Giovanni, Marelli Giorgio, Marelli Luigi, Marelli Pietro, Marelli Tommaso, Milesi Vincenzo, Stoffler Giuseppe, Tonoli Francesco, Tonoli Luigi e Uberti Faustino.

Il 28 maggio dello stesso anno, viene tenuto a battesimo il primo gagliardetto ‘del gruppo: la madrina è la signora Maddalena Bonfadelli.

Il capogruppo di quel tempo risulta essere il socio Bedussi Giovanni, che rimarrà in carica fino al 1933.

I successivi capigruppo saranno: Loda Vincenzo (dal 1934 al 1945 e dal 1950 al 1955), Bolpagni Alessandro (dal 1946 al 1949) e il socio capo Pietro che, dal 1956, rimarrà in carica ininterrottamente fino al 1985, conseguendo, per questa sua ammirevole costanza, le insegne di “ Cavaliere al merito”.

Con una semplice, ma toccante cerimonia, nel 1957 viene inaugurato il secondo gagliardetto: la madrina, in questa occasione, è la maestra Irene Frassine, molto affezionata al corpo degli alpini.

Dalla fondazione al 1966, la storia del gruppo è tenuta viva dai ricordi dei “ Veci”, sempre uniti e solidali  in ogni manifestazione alpina locale e nazionale. A partire dallo stesso anno, però, con l’entrata nel gruppo di alcuni giovani, la vita dello stesso ritrova nuova energia ed entusiasmo, facendosi così più intensa. Viene creata subito un’organizzazione di base: si elegge un Consiglio, guidato dall’esperienza saggia dei “veci” e animato dall’iniziativa dei “bocia”, e si cerca di improntare lo spirito del gruppo ai valori dettati dallo Statuto dell’Associazione Nazionale Alpini.

Iniziano anche le prime riunioni settimanali: prima all’albergo centrale, poi al bar ACLI, gestito da un alpino e, infine, in una sede propria, messa a disposizione da un nostro socio. 

Sono questi i primi luoghi d’incontro, dove si parla, si discute e si programma: momento, questo, particolarmente significativo  per la vita del gruppo.

In questo stesso periodo, alcuni alpini reduci della “ Guerra di Russia” pensano di realizzare un “qualcosa”, per tener fede ad un voto fatto nel 1943  in quella lontana terra. Nella loro mente, tale opera dovrà rappresentare il ringraziamento alla Madonna della Stella per la salvezza ricevuta e il perenne ricordo di tutti gli amici Caduti e Dispersi in quella dolorosa guerra.

Il  gruppo offre subito la propria disponibilità e le sue “braccia” : la speranza è che questo, ancora ipotetico, “qualcosa” serva da “ solenne monito” alle future generazioni, come emblema  ed impegno di pace e solidarietà.

Ecco perchè nasce l’idea della “Chiesetta”.

 

 

  La costruzione della “ Chiesetta”

 

La necessità prioritaria è di trovare un’area adatta alla costruzione dell’opera. Ebbene, siamo verso l’autunno del 1969 e, dopo molteplici, ma purtroppo vani tentativi in diverse direzioni, la soluzione al difficile problema arriva in modo provvidenziale dall’amico Giuliano Maghina che, con entusiastico altruismo, comunica che lo zio, Luigi Maghina, “Cavaliere di Vittorio Veneto”, avrebbe donato al gruppo un appezzamento in località “Valeseta”. Atto generoso, questo, del signor Maghina, al quale gli alpini di Cellatica, devono duratura riconoscenza. Avere il terreno a disposizione, per noi, è fondamentale: pertanto, da quel momento, la “Chiesetta” ancora da nascere, può considerarsi “ splendida realtà” (1).

Poco dopo contattiamo il geometra Lino Corti, a quel tempo sindaco di Cellatica e figlio di uno dei fondatori del gruppo, l’alpino Vincenzo. Egli accoglie, con particolare soddisfazione, la proposta di progettare la cappella votiva. Ma non basta: con senso tipicamente alpino si prenderà cura di sbrigare tutte le pratiche burocratiche relative alla realizzazione dell’opera.  

Per il gruppo è, questo, un momento felicissimo; senza molti commenti, possiamo cogliere la gioia di operare con gente mossa da altruismo e animata da nobili sentimenti.

Se guardiamo indietro, in pochi mesi abbiamo raggiunto un traguardo inaspettato- terreno, progetto, pratiche- e tutto senza spendere nulla.

Da questo momento spetta al gruppo operare, sia in senso manuale che finanziario.

L’inizio è promettente. L’Assemblea Straordinaria dei Soci approva quasi all’unanimità il progetto presentato dal geometra Corti. Due soli astenuti,  motivati dai dubbi relativi alla posizione della futura chiesetta, difficilmente accedibile tramite stradina carreggiabile, in particolare nel tratto, troppo pendente, ubicato dopo il ben noto “Roncat”.  Essi propongono una teleferica per il trasporto dei materiali.

Vedremo più avanti che tali perplessità troveranno un reale riscontro.

Il giorno 4 gennaio 1970  si inizia con il primo simbolico colpo di piccone per la costruzione della strada e con 134.000 lire di fondo cassa, ben poca cosa per quello che vogliamo fare, ma il gruppo è talmente compatto e carico d’entusiasmo che è certo di poter raggiungere l’obiettivo.

Con qualche difficoltà si supera il culmine del “Roncat” ma, purtroppo, giunti al punto cruciale “predetto” dai due nostri astensionisti, le cose si complicano: esiste veramente il pericolo di franamento.

Un mattino, l’operatore della ruspa incaricato del lavoro fa presente la difficolta’ di sbancamento per un tratto di circa una ventina di metri. Il direttore dei lavori, geometra  Lino Corti ordina di arrestare subito lo scavo e ci intima a procedere allo sbancamento con badile e piccone, mettendoci  al corrente che all’indomani  sarebbe arrivata la nota comunale di diffida.

E’ un momento difficile per noi: spostare a mano alcune centinaia di metri cubi di terra significa perdere alcuni mesi di prezioso lavoro.

Occorre agire subito. Con un piccolo stratagemma ci troviamo di nuovo sul posto con il conducente della ruspa, il pomeriggio del giorno stesso.

Siamo perfettamente consapevoli del rischio che corriamo nel forzare quei venti metri di massima pendenza della scarpata.

L’operatore decide però di tentare.  Con una corda  lo assicuriamo e questi, con la massima cautela  e con certosina perizia, sotto lo sguardo preoccupato ma attento di noi responsabili del gruppo, forza, metro dopo metro, il tratto che ci separa dalla tranquillità.

E’ quasi sera quando scende dalla macchina; tutti tiriamo un sospiro di sollievo: è fatta! Ci congratuliamo con lui e beviamo un buon bicchiere alla sua salute.

All’indomani mattina il messo comunale ci recapita la preannunciata diffida di proseguimento dei lavori, ma ormai non serve.

Verso mezzogiorno andiamo dall’amico Lino per esporre i fatti, sicuri di ricevere “una bella lavata di capo”. Ascolta tutto con la massima attenzione ed invece, per nostra fortuna, non dice nulla, si mette solo la mano sulla fronte e guarda verso il cielo. Noi, “Lassù “ abbiamo già guardato e, certamente, tutti i Caduti ci hanno dato, non una, ma due mani!

Il lavoro della ruspa, dopo il passaggio forzato, procede ancora per un paio di giorni in cui si realizza anche il parziale spianamento dell’area avuta in donazione. Per avere un piazzale antistante alla chiesa libero e più ampio, la chiesetta dovrà essere incastonata in una scarpata, dove la terra quasi non esiste, e dove sono presenti soltanto dei grossi “corsi” di pietra viva. Quindi, per ottenere lo spazio necessario alla costruzione, il lavoro deve essere eseguito tutto manualmente con piccone, badile, leve e “tanta forza”.

Fra parentesi,  possiamo dire che abbiamo provato anche con la dinamite, ma con esiti poco soddisfacenti.

L’organizzazione del lavoro è, comunque, veramente ottima sotto ogni aspetto: si lavora soltanto la domenica mattina (con la dovuta dispensa del parroco) e raramente il sabato e, ogni volta, è presente circa una dozzina di persone che si dividono in due squadre: quella dei più giovani, che si dedica allo scavo del piano dove sorgerà la chiesetta, e l’altra, degli anziani, esperti nella costruzione dei muri a secco.

Per entrambe le squadre il lavoro è lento e faticoso, ma prosegue con precisa determinazione.            

Terminata la prima fase dei lavori di preparazione, si passa subito alla costruzione vera e propria della chiesetta.

La posa simbolica della prima pietra avviene il  2 agosto 1970.

L’edificio, a pianta cruciforme, si innalza sempre più col passare delle domeniche.

Il materiale di costruzione impiegato è la pietra di Credaro, (dal nome di un paese del Bergamasco) disposta con vera maestria. Il campanile, poi, costruito interamente da un solo socio, è un piccolo gioiello d’arte muraria: esso contiene cinque campane, su ognuna delle quali è inciso un simbolo, con una scritta esplicativa dello stesso. Sulla prima c’è lo stemma del Comune di Cellatica; sulla seconda,  quello dell’Associazione Nazionale Alpini; sulla terza, il cappello d’alpino; sulla quarta, un’aquila e sull’ultima è raffigurata l’immagine di S. Maurizio, protettore degli alpini.

All’interno della chiesetta, sulla parete absidale, si trova un pregevole affresco del maestro pittore  Gianni Trainini, raffigurante la Madonna della Misericordia che accoglie l’offerta di un cappello d’alpino da una donna in veste monacale, probabile rappresentazione della Patria che offre il sacrificio di quest’arma, accanto alle altre simboleggiate dai rispettivi copricapo, protetti dal manto misericordioso. 

Le due gradinate d’accesso sono a forma di ferro di cavallo, con i gradini quasi a ventaglio, in un simbolico abbraccio a tutto il sottostante paese di Cellatica (2). Al centro, in basso, esse recano una piccola grotta in stalattite.  

La stradina d’accesso, costruita utilizzando in parte il vecchio tracciato del sentiero che porta  al Santuario della Madonna della Stella, misura circa 400 m di lunghezza e 3 di larghezza, con tratti di muro a secco, lavoro, questo, eseguito alla perfezione dai nostri bravissimi anziani, utilizzando le pietre raccolte sul posto. Negli anni successivi, il fondo della stradina subirà parecchie migliorie, anche per consentire, ai confinanti, il carico e lo scarico dei prodotti agricoli.

Al culmine del “ Roncat”, all’altezza della biforcazione che porta, a sinistra, alla chiesetta e, a destra, al “Montgrand”, un nostro socio pone un crocifisso ricavato da un legno molto antico, quasi a rappresentare una simbolica prima stazione della Via Crucis, che troverà realizzazione più tardi.

Ecco un passo di quanto scriverà il giornalista Gianni Esposto all’inaugurazione:

“ Gli alpini di Cellatica hanno fatto centro: eccola lì la loro chiesetta, massiccia  e romantica; graziosa e gagliarda; isolata scolta ad un paesaggio che è idillio di colori, all’ombra del Santuario della Stella...”.

 

 

Verso la fine del marzo del 1973, a prescindere da alcune finiture ancora da ultimare, termina la seconda e più impegnativa fase dei lavori.

A questo punto, possiamo dire con orgoglio che “veci” e “bocia” hanno raggiunto il tanto sperato obiettivo. Per il nostro gruppo, finalmente l’idea si è trasformata in  realtà e ne siamo pienamente soddisfatti. Alla costruzione del complesso strada-chiesetta hanno partecipato 38 soci e 4 simpatizzanti, per un totale di 7303 ore lavorative, di cui 196 svolte con trattorino, per il trasporto dei materiali occorrenti alla costruzione. Il costo complessivo dell’opera, esclusa naturalmente la manodopera, è stato di  lire 5.500.000, compreso anche l’affresco del Trainini. Tale cifra è stata raccolta fra soci ( tutti gli iscritti al gruppo hanno fatto un’offerta), popolazione di Cellatica (estremamente generosa) e alcuni Enti e privati della Provincia. Nella cifra è compreso anche un contributo di lire 1.000.000 ricevuto dal  Fondo Culto grazie al nostro assiduo interessamento. Il parroco di Cellatica, don Giuseppe Giavarrini offre le lettere in bronzo formanti la frase emblematica inserita sulla lunetta della porta d’accesso della chiesetta: “ Osarono quando osare significava morire”. 

L’inaugurazione dell’edificio avviene il 3 giugno 1973 con una manifestazione veramente grandiosa per il paese. Infatti, oltre alla totalità dei soci, attorniati da gran parte della popolazione con il sindaco e il gonfalone comunale, sono presenti il Labaro della sezione di Brescia, scortato dal suo presidente Danilo Bajetti con il Consiglio al completo, e 28 gagliardetti, fra cui alcuni provenienti da altre sezioni.  Ricordiamo inoltre la partecipazione, a noi molto gradita, degli alunni delle scuole elementari e medie con relative Bandiere, assieme ai Labari di tutte le associazioni locali. Sono inoltre presenti molte autorità civili e militari della provincia. La chiesetta viene benedetta con la concelebrazione del parroco di Cellatica e del cappellano alpino don Guido Maurilio Turla, reduce dal fronte russo.

A completamento del piazzale della chiesetta, il 31 maggio 1981, verranno inaugurate e benedette le lapidi con incisi i nominativi dei Caduti e Dispersi di guerra dei vari corpi d’Arma. Questo rituale sarà seguito con commovente spirito sia da noi alpini che dalla popolazione locale, legata a quei nomi da tanti ricordi e, in molti casi, da vincoli di parentela.

 

 

  Dal 1973 al 1988

 

In questi tempi si fa sempre più sentire la necessità di avere una sede propria; si cerca e si opera  in ogni direzione con pressanti inviti, fino a che ci viene offerta la possibilità di avere in affitto una stalla da ristrutturare. Non ci pensiamo due volte, accettiamo l’offerta con molto entusiasmo e, dopo la relativa domanda di ristrutturazione all’Amministrazione Comunale, in pochi mesi di assiduo lavoro, ne ricaviamo un bel locale di circa 36 mq. Ora il gruppo può avere a disposizione la tanto desiderata sede. Essa, per un’associazione come la nostra che non opera solo per se stessa, è di vitale importanza, poichè rappresenta il pilastro portante di tutta l’attività.

Viene inaugurata nel mese di giugno del 1975.

Dopo un po’di tempo, la nostra sede ospiterà, per alcuni anni, anche quella amministrativa dell’A.V.I.S. :  è un gesto particolarmente sentito poichè  molti nostri alpini fanno parte di questa nobile associazione.

Nel 1976 il Friuli viene devastato dal terribile terremoto e un nostro socio decide di trascorrere le sue ferie in uno dei cantieri aperti dall’A.N.A. per la ricostruzione di tale territorio. Questo fatto altruistico è un precedente che in futuro darà certamente  buoni frutti.

Al  tempo stesso,  il Consiglio del gruppo apre una sottoscrizione fra i soci ed in pochi giorni invia alla sede sezionale il suo contributo per l’acquisto dei materiali da costruzione necessari ai  cantieri di lavoro.

Altra importante manifestazione si svolge nei primi giorni del giugno 1978 in occasione del 50° anniversario di fondazione del gruppo.

In tale momento, il nostro pensiero corre con riconoscenza ai fondatori e a tutti i soci che, con spirito alpino e molti sacrifici, hanno saputo condurre tutti noi a insperati traguardi.

In occasione di questa ricorrenza, viene inaugurato il terzo gagliardetto della nostra cinquantennale storia; l’onore di questa cerimonia è affidato alla signora Teresa Tonoli, figlia di Luigi, fondatore e socio attivo del gruppo.

La sera precedente alla cerimonia, nel teatro dell’oratorio, si organizza una serata alpina durante la quale vengono consegnate dal generale Romolo Ragnoli le Croci al Merito di Guerra, con relativi Brevetti, agli alpini sopravissuti al secondo conflitto mondiale e alla memoria di quanti non sono più fra noi.

E’, questa, una semplice cerimonia, ma ricca di significati e di profondi contenuti umani, per noi alpini  e per tutti coloro che gremiscono la sala. Certamente non è stato facile ottenere queste concessioni di guerra per gli ormai anziani combattenti, ma la nostra tenacia ha avuto la meglio  sulle lungaggini burocratiche.

Se dovessimo indicare il momento maggiormente significativo di questi primi cinquant’anni di attività del gruppo, riterremmo sicuramente l’ultimo decennio il più  decisivo nel porre le basi di tutte le future iniziative. In ciò va attribuito un particolare merito ai nostri alpini più anziani che, con la loro saggezza,  hanno saputo infondere ai giovani quell’entusiasmo e quel senso di reciproco aiuto, tanto necessari all’attività del gruppo.

Siamo così arrivati al gennaio del 1983, e la sezione di Brescia inaugura,  anche se non completa in tutte le sue parti, la scuola “Nikolajewka”, ampia e funzionale infrastruttura, dedicata al ricordo di quella terribile battaglia.

Questo edificio è frutto della magistrale opera degli alpini bresciani che hanno voluto dare un segno tangibile della propria sentita partecipazione alla vita sociale.

Alla costruzione del complesso, il nostro gruppo ha partecipato attivamente sia con il lavoro manuale, sia finanziariamente.

Nella primavera di questo stesso anno, partecipiamo, inoltre, assieme ai gruppi della nostra zona della Franciacorta, alla ristrutturazione del tetto e di alcuni locali della colonia di Irma, che ospita ogni anno figli e nipoti di alpini della sezione di Brescia.

Nel gennaio del 1986, avviene l’elezione del nuovo  capogruppo.

Il nuovo Consiglio, eletto in precedenza dall’Assemblea Ordinaria, dà la sua fiducia unanime al consigliere Rocco Bolpagni.

La scelta di questa persona è motivata dalla notevole dinamicità e provata esperienza dimostrate in molti anni di attività in seno al Consiglio stesso.

In un passo della sua lettera di presentazione ai soci, il nuovo capogruppo si esprime con queste parole: “ Posso assicurare fin d’ora, che manterrò la linea espressa sino ad oggi dalla direzione precedente e che farò tutto quanto è possibile perchè il gruppo sia sempre compatto nel cammino verso maggiori conquiste”.

Nella primavera del 1987, ci viene offerta, dal nostro carissimo amico Lino Corti, la possibilità di ristrutturare la piccola cappella della “Madonna della Brina”, sita in località Fantasina, non impegnando il gruppo finanziariamente, ma solo da un punto di vista manuale.

Accettiamo con entusiasmo tale  proposta e, dopo le necessarie pratiche burocratiche, iniziamo l’opera per riportarla, per quanto possibile, alle sue linee originarie.

L’edificio, infatti, si presenta in grave stato di degrado e di abbandono.

Fortunatamente la statua della Madonna, posta nella nicchia sotto l’abside, viene risparmiata allo scempio generale, grazie alla famiglia di un nostro socio, che se ne prende cura. Oggi, dopo essere stata restaurata, è ritornata al posto originario.

 

Il lavoro di recupero delle iscrizioni interne e del dipinto sulla porta d’ingresso viene affidato all’amico Francesco Bedussi, mentre l’abside, prima completamente distrutta, viene ridipinta dal prof. Oscar Di Prata.

Ora la cappella può essere visitata e si può quasi dire che è ritornata la “Santella della Brina” di un tempo, quando i nostri contadini la eressero perchè la Madonna stendesse il Suo manto a protezione delle coltivazioni.

Sarà inaugurata nel maggio 1988.                             

 

 

 

Gli anni ‘90

 

Passano alcuni anni e nel 1993, quasi a simboleggiare il calvario di ogni guerra, viene realizzata una “Via Crucis” su progetto del geometra Lino Corti, sempre molto vicino al nostro gruppo, come del resto il fratello Dott. Luigi , artista di geniale intuizione, che disegna, modella e fonde in bronzo le quattordici pregevoli formelle. Queste ultime, offerte generosamente, sono poste nelle piccole cappelle dislocate, negli appositi spazi, sulla stradina intitolata “Via degli Alpini”, che dal paese porta alla chiesetta.

Nello stesso momento, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, vengono da noi messe a dimora, lungo la stessa via, più di un centinaio di piante d’ulivo, dall’impatto visivo particolarmente suggestivo.

 

Dopo alcuni mesi, il Consiglio della Sezione di Brescia approva la nostra richiesta di organizzare l’Adunata Sezionale. Ci rallegriamo per quest’importante concessione che, per alcuni giorni, ci porterà al vertice nel campo alpino della sezione.

Il programma è ricco di manifestazioni, ma quelle più significative sono concentrate nella domenica del 26 giugno 1994. L’intervento di  centinaia di alpini, che sfilano con i gagliardetti dei loro gruppi guidati dal Labaro Sezionale, è accolto con entusiasmo e applausi dalla cittadinanza.

Il presidente della Sezione, dott. Sandro Rossi, nella sua orazione  commemorativa, rivolge un elogio al nostro gruppo e ci sprona a proseguire sempre uniti verso nuovi traguardi, in particolare nel mondo sociale. In questa manifestazione sono presenti tutti i Vessilli delle Associazioni locali, oltre al Gonfalone Comunale, scortato dal sindaco signora Mariella Febbrari Nolli, e a molte autorità civili e militari operanti in provincia. Il giorno precedente erano stati resi molto cordialmente gli onori di casa sia dal sindaco, presso la sala comunale, che dai parenti stretti del non dimenticato Colonello Lamtieri De Paratico. Presente il Generale Romolo Ragnoli che non  ha voluto mancare all’importante appuntamento con gli alpini di Cellatica.

In quest’occasione, viene benedetto il quarto gagliardetto e l’onore della cerimonia è affidato alla signora Romola Capo, figlia del precedente capogruppo Pietro.                       

Nell’autunno inoltrato del 1994, parte del Piemonte viene devastata da un  terribile alluvione e l’anno successivo sono colpite, in modo disastroso, anche le località bresciane di Capriolo e Palazzolo.

Numerosi soci del nostro gruppo offrono subito il loro aiuto alle popolazioni colpite dalla calamità, guidati con grande perizia dal Nucleo della Protezione Civile Sezionale. Grazie a questi interventi, riceviamo un encomio dall’Associazione Nazionale Alpini.

 

Nel  frattempo, la Sezione di Brescia inizia la nuova costruzione della propria sede in via Nikolajewka, nella zona di Mompiano. Con grande entusiasmo il nostro gruppo collabora a quest’importante realizzazione, ritenendola punto direttivo e coordinativo dell’intera attività sezionale.

 

Da parecchi anni ci rendiamo conto che l’attuale sede di soli 36 mq. è diventata insufficiente a contenere l’attrezzatura necessaria a far funzionare nel migliore dei modi le molteplici attività del gruppo, per tale ragione ci rivolgiamo fiduciosi all’amministrazione Comunale per avere un locale più adatto alle nostre necessità, consapevoli anche, degli ottimi rapporti avuti sempre con l’Ente Comunale.

Infatti, dopo molte perplessità e difficoltà di vario genere, siamo riusciti ad ottenere in accomodato dell’Amministrazione parte del fabbricato dell’ ex scuola elementare della frazione Fantasina. Il recupero della struttura e del piccolo parco non è stata cosa facile, ma gli alpini hanno sempre dimostrato, con i fatti, la capacità di superare anche gli ostacoli apparentemente insormontabili,  grazie alla grande determinazione, al buon senso e allo spirito di sacrificio.

 

La nuova sede resa accogliente e funzionale dal nostro lavoro, viene inaugurata nei primi giorni di maggio del 1998, in occasione del 70° anniversario di fondazione del gruppo. Alla cerimonia ci onora la presenza del Sindaco signora Maria Febbrari Nolli assieme alla Giunta e al gonfalone Comunale. Partecipano, inoltre, tutte le associazioni locali con relative bandiere.

Per ultimo, ma non per importanza, è la partecipazione del nostro Presidente sezionale dott. Sandro Rossi scortato dal Labano sezionale e dalla moltitudine di gagliardetti ed alpini convenuti a Cellatica per questa importante manifestazione.

 

Nel mese di maggio del 2003 e si festeggia il 75° anniversario della fondazione del gruppo assieme al 30° dell’inaugurazione della chiesetta. Un traguardo importante che viene celebrato con varie manifestazioni, seguite come sempre da vicino, sia dall’autorità comunale che dalla popolazione. Ci sono accanto alcuni dirigenti della Sezione di Brescia e tanti gagliardetti dei gruppi limitrofi, unitamente a tutti i vessilli delle associazioni locali.

 

Siamo così arrivati al gennaio 2007 ed il capogruppo Bolpagni Rocco, dopo aver guidato l’associazione verso rilevanti e prestigiosi traguardi, con notevole capacità ed ammirevole dedizione, lascia l’oneroso incarico dopo 21 anni ininterrotti di capofila.

Per i suoi innumerevoli meriti, l’Assemblea ordinaria dei soci, nomina l’amico Rocco “Consigliere Effettivo Permanente”.

 

In seguito il Consiglio appena eletto, dà la sua fiducia unanime al consigliere Calzolari Luca, con l’augurio che il mandato sia sempre rivolto verso quel solco tracciato faticosamente dai nostri “veci alpini”.

 

 

A questo punto, ripercorrendo la nostra storia, possiamo esprimere la nostra meritata soddisfazione per tutto ciò che abbiamo potuto e voluto realizzare.

                                                                                          

 

Note

 

1) In realtà, la proposta dei nostri Reduci, l’avevano accolta anche i dirigenti di altre associazioni d’Arma locali e noi così avevamo deciso di realizzare l’opera tutti assieme. Purtroppo, però, dopo alcuni comuni incontri, a causa di pareri discordi, non si potè pervenire ad un accordo, cosicchè rimasero solo gli alpini a credere ancora di poter concretizzare l’aspirazione dei loro Reduci.

 

2) L’area  (di circa 1200 mq) dove sorge la costruzione si trova nel Comune censuario di Cellatica ( map. 1054, F. 1),  a mezza costa fra il paese e il famoso Santuario della Madonna della Stella.

 

 

 

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