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la sezione

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GRUPPO DI
CONCESIO
Dopo oltre tre anni di conflitto e oltre 600.000 caduti, il 4 novembre 1918
finiva la I Guerra Mondiale. I Battaglioni Alpini esistenti a quella data
vennero smobilitati, oltre la metà furono sciolti ed alla fine del 1919 gli 8
Reggimenti iniziali ripresero all’incirca la consistenza che avevano nel 1914.
Migliaia di Alpini reduci di guerra tornarono alle loro case, alle campagne
spopolate di braccia per il periodo bellico e tutti, o quasi, alla vitale
necessità di ricostruire non certo il benessere - che mai ebbero - ma almeno di
sollevarsi dall’estrema povertà che il modesto contadino e l’operaio in genere
avevano sempre avuto come caratteristica peculiare. Nella VaI Trompia,
racchiusa da una ampia cerchia di montagne confinanti con la Valle Camonica, la
Valle Sabbia e la città ai piedi, oltre che zona famosa per le sue industrie
metallurgiche, di armi e tessili, é nota terra di montanari e quindi di Alpini
che, fin dalla fondazione del Corpo,aveva dato molti suoi figli alla Patria. Dal
lontano 1922, anno di nascita del Gruppo di Concesio,
la vivace famiglia alpina si avviò, col passo lento ma sicuro e costante degli
“scarponi”, sorretta dalla operosità della sua gente, verso il raggiungimento di
precisi obiettivi, ingrossando gradatamente le file e perseverando in quella
benemerita attività che l’avrebbe portato, col tempo, in posizione di preminenza
fra le altre associazioni bresciane. Non é noto il giorno del 1922 in cui fu
fondato il Gruppo, nè abbiamo
altresì documentazione che ci indichi nomi, sede ed attività del Gruppo. Una
seconda nota, importante ai fini di una ricostruzione storica trattata nelle
“carte” della Sede della Sezione, nell’archivio della Scuola Nikolajewka,
riferisce: “Alla
data del 2. 12. 1931 il gruppo
era già esistente (seduta, Consiglio 2.12.1931)”, ma anche
in questo caso, non si hanno ulteriori indicazioni. Il
silenzio scritto regna sovrano fino al 1937, anno in cui è possibile finalmente
reperire alcuni dati certi sull’Associazione
che raggruppa molti Alpini: veci e nuove leve si uniscono in forza della
tradizione e della storia di questo glorioso Corpo Militare. Sono ormai lontani
gli echi della I Guerra Mondiale, ma le ferite ch’essa aveva lasciato e la
povertà che ancora regnava in paese, spingeva questi valorosi uomini a costruire
una rete solidale che si sarebbe consolidata e fortificata di lì a pochi anni.
Angelo Senici,
Angelo Muffolini, Pasotti Giovanni,Arrighini Luigi
e altri ancora, diedero vita al Gruppo Alpini di Concesio che
elesse, al suo interno, lo stesso Senici Angelo
quale Capogruppo. Gli incontri si tenevano regolarmente sotto il grande portico
che si trovava nel cortile della casa di Angelo Muffolini alla
Pieve, davanti a un buon fiasco di vino rigorosamente “rosso”!
Il Gagliardetto del Gruppo venne offerto dalla Sig.ra Gasparini Libera,
coniugata Tognoli Primo,
in memoria del cognato Tognoli Mario, maresciallo,decorato
con medaglia d’argento nella I Guerra Mondiale. Presenti alla consegna, il
capitano Gelmi Pietro
e il tenente Quarenghi Aldo
della Sezione di Brescia. La presidenza di Angelo Senici durò
solo un anno, ma decisivo per solidificare le basi e proiettare il Gruppo nel
futuro, Il suo duro lavoro e il coinvolgimento che riuscì a promuovere nel
Gruppo Alpini di Concesio è
ricordato ancor oggi da nume“veci” che lo conobbero e lo stimarono. L’anno
successivo, siamo nel 1938, venne eletto capogruppo un altro socio fondatore, “Boci”, Muffolini Angelo,
che rimarrà in carica per un trentennio, fino al 1967. Di forte tempra e di
grande coraggio, seppe dare al Gruppo quella marcia in più che permise un
solidale accorpamento e unità d’intenti. Il fatto che rimase in carica così a
lungo é segno della grande fiducia suscitata in tutti e dell’affetto che si era
creato non solo tra i commilitoni, ma anche tra le nuove leve. Nel 1940, con
l’entrata in guerra dell’Italia, l’attività associativa si bloccò. Anni tragici
erano alle porte, anni che scuoteranno il mondo e che segneranno per sempre la
vita di tante famiglie anche concesiane.
Cessato questo secondo conflitto mondiale, carico di lutti e distruzioni, lo
spirito di corpo che aveva animato la fondazione dell’Associazione sembrava,
appena tornati a casa, essersi spento.
Al lungo elenco di soldati partiti, fece riscontro un breve elenco di
sopravvissuti. Le sofferenze, la memoria dei Caduti e la voglia di riordinare
anche gli ideali assopiti, ma mai perduti, dettero impulso alla rifondazione di
tutti i gruppi e quindi anche a quello di Concesio che
riprese a funzionare bene. Nei primi incontri post bellici, a casa Muffolini,
non mancavano i racconti di guerra, il ricordo di chi non era tornato, la
solidarietà con chi invece era tornato ferito nel corpo e nello spirito. In
questi lunghi anni di ricostruzione, una parola regnò sovrana nel Gruppo:
“solidarietà”! L’aiuto attivato dagli alpini però, non si limitò all’aspetto
manuale del lavoro di ristrutturazione, ma si allargò ad un sostegno morale che
sollevò ancor più l’umile gente diConcesio. La casa
dell’amico Angelo divenne un punto d’incontro, un luogo di rifugio e di aiuto
per tutti i bisognosi, fossero essi alpini oppure no. E quante vedove hanno
bussato a quella porta, quanti mutilati per chiedere collaborazione, protezione!
Se quei muri potessero parlare!
Nel 1968 ecco compiersi un altro
passo in avanti, venne
eletto a Capogruppo l’alpino Facchetti Guido. Desiderio del nuovo Capogruppo era
quello di riunire le penne nere nella stessa armonia, concordia e familiarità,
che vi era nei Reparti. La vita del Gruppo riprese con ardore, anche se le
attività furono prevalentemente legate alla partecipazione ad inaugurazioni di
sedi di altri Gruppi, a feste sociali, alle adunate nazionali, a ricorrenze e
pranzi vari. Gli incontri non si svolgevano più nel cortile di casa Muffolini,
ma nell’osteria chiamata “la Rossa”, che si trovava nel cortile di fronte alla
chiesa parrocchiale. Questo
locale era ormai diventato il ritrovo di tutti gli uomini del paese; qui si
veniva a giocare, a discutere e anche a litigare. In questa osteria dal
sapore antico, si firmavano contratti, cessioni, compravendite di bestiame e si
programmavano futuri matrimoni.
Facchetti Guido rimase in
carica fino al 1973. Gli successe l’alpino Orlandi Giuseppe che guidò il Gruppo
per sei anni, dal 1974 al 1980.
Nuovo Capogruppo, nuova sede; questa volta in un’altra osteria del paese, in via
Gramsci, presso le sorelle Temponi.
In questo periodo é da ricordare un’opera che gli Alpini di Concesio hanno
svolto in un esercizio di volontariato encomiabile: la ricostruzione del Friuli
dopo il terribile terremoto del 1976. Così scriveva il Quotidiano del Friuli in
quei giorni: “Arrivano
i vecchi alpini. C’era un’altra adunata alpina a Udine, in Friuli questa volta
non per sfilare, ma per ricostruire. Si ricompongono, in questi giorni, i
battaglioni dei congedati, e si organizzano come muratori. Tra un paio di giorni
saranno al lavoro a Gemona,
a Magnano, a Osoppo e negli
altri paesi devastati. Come sempre nella adunate della solidarietà civile
alpina, verranno da tutto il paese. Saranno migliaia che si daranno il cambio
ogni quindici giorni. Saranno autonomi, con disciplina propria, un poco scarpona,
e cioè niente affatto formale, ma molto sicura ed efficiente. E principalmente
faranno miracoli come hanno sempre saputo fare anche quando si sono trovati
maledettamente fuori della loro arma... ebbene, é corsa in questi giorni per
l’Italia una voce, é risuonata come un appello nei cuore dei veci che non hanno
sofferto il terremoto. E questi veci hanno pensato che se gli alpini del Friuli
hanno bisogno di una mano, beh, bisogna dargliela subito, senza pensare”.
lI 1977
fu un anno particolare per il nostro Gruppo: venne ricordato il 40° anno di
fondazione. La cerimonia, svoltasi il 15 giugno, fu molto semplice ma
commovente. Tutti gli Alpini si ritrovarono nella chiesa Parrocchiale della
Pieve per la celebrazione Eucaristica dove vennero ricordati tutti gli Alpini
deceduti nelle due grandi guerre e tutti i Soci andati avanti. Mons. Valerio Polotti,
nell’omelia, richiamò con forza gli alti valori morali e religiosi che spinsero
questo glorioso Corpo a difesa della Patria. Terminata la cerimonia, con la
banda del Comune in testa, una lunga fila di penne nere, guidate dai
gagliardetti provenienti da tutta la Provincia, s’incamminò verso il monumento
ai caduti dove venne deposta una corona d’alloro alla memoria. Erano presenti,
tra gli altri, da Brescia il capitano Giuseppe Vignola, il sig. Carlo Cocchetti e
mons. Francesco Galloni ex curato della Pieve e cappellano militare.
Indimenticabili le parole per commemorare questo anniversario: “La
splendida cerimonia così partecipata, ha un solo scopo, quello di ricordare i
caduti di tutte le guerre e di rafforzare i valori di solidarietà, amicizia e
sacrificio, in particolare nelle giovani generazioni. I nostri Alpini non sono
morti invano. Noi siamo liberi e di ciò dobbiamo ringraziarli e prendere esempio
dal loro coraggio e dal loro amore per la Patria. Continueremo ad essere liberi
se continueremo a ricordali e a
tramandare le loro gesta eroiche
In questa felice occasione venne benedetto il secondo gagliardetto, offerto
dal socio Zanetti Ezzelino,
che ebbe come madrina la sig.ra Giacomelli
Taiola Angela, in memoria del
figlio Giovanni, alpino del Vestone,
caduto sul Fronte Greco.
Nell’attività di questi anni c’é da ricordare un altro passaggio importante alla
guida del Gruppo; nel 1980 venne eletto Capogruppo l’Alpino Pontara
Angelo al quale si deve il merito di aver pensato e realizzato la grande
Croce che gli Alpini hanno issato sul monte Verdura e che domina tutto il
territorio di Concesio.
Il terzo gagliardetto invece porta la data del 13 giugno 1982 nel ricordo del
45° anno di fondazione del Gruppo. Il gagliardetto venne offerto dall’alpino Muffolini Francesco
in memoria del padre Angelo, che per molti anni aveva guidato il Gruppo, madrina
fu la moglie Luigina Pasotti. Erano presenti per la
Sezione di Brescia gli Alpini Colombini Gino e Zaggia Sergio.
Nello stesso anno, il 26 settembre, anniversario della nascita di Giovan Battista
Montini - Paolo VI,
S.S. Giovanni Paolo Il in visita a Concesio,
benediva la grande Croce, voluta in ricordo di tutti gli Alpini caduti e
dispersi. Questa, portata in cima al monte, venne collocata su un basamento in
pietra e sotto venne costruito un altare per potervi celebrare la S. Messa. Il
monumento venne inaugurato il 29 maggio1983 con una solenne cerimonia presenti
tutti gli Alpini con il capo zona Alpino Zaggia Sergio.
Nel gennaio 1984 veniva aperta la “Scuola Nikolajewka”, cooperativa
sociale senza scopo di lucro che gestiva servizi per disabili fisici,
soprattutto miodistrofici e
spastici. Le attività erano finanziate in parte da contributi regionali e in
parte da convenzioni con i Comuni. Vi era inoltre il sostegno, sia morale che
finanziario, dell’Associazione Nazionale Alpini, dalla quale la “Scuola Nlkolajewka” traeva
il nome stesso: sono stati infatti proprio gli Alpini che, con “amore e lieta
fatica” (come recita la targa da
loro apposta all’ingresso della scuola), hanno edificato lo stabile, donandolo
alla cooperativa come monumento vivente alla memoria dei propri caduti in
Russia. Fra questi “eroi del
mattone”, molti quelli del Gruppo
Alpini di Concesio.
L’anno 1987 portò una
ventata di novità con l’elezione a Capogruppo dell’alpino Walter Smussi che si
mise immediatamente a lavorare per organizzare alcuni appuntamenti importanti.
Il primo avvenne nel mese di settembre quando si celebrò solennemente il 50°
anniversario di fondazione del Gruppo. Presenti alla cerimonia il Presidente
Sandro Rossi e il generale Romolo Ragnoli.
Il programma della manifestazione fu molto semplice e toccante: la S. Messa in
ricordo di tutti gli alpini caduti e la deposizione di una corona di alloro al
monumento. Non possiamo non ricordare le parole rivolte dal Presidente a tutti i
partecipanti:
“Vogliamo oggi ricordare tutti coloro che ci hanno lasciato, sia chi é morto
in guerra che chi é ritornato al paese, nella propria famiglia. Essi
ritrovarono gli antichi affetti e cercarono di dimenticare i sacrifici e i
pericoli passati dedicandosi al lavoro. Ma nella loro memoria era sempre
presente il ricordo in dimenticabile della guerra, sulle montagne con le sue
cime innevate, nei grandi boschi dai gelidi torrenti, e alla sera i canti negli
accantonamenti, la gente dei paesini dove scendevano per le provviste e a
riposare quando avevano il cambio. Mandati per fare la guerra, erano tornati
uomini di pace con il desiderio di ritrovarsi tra loro per ricordare quei
giorni, quei luoghi gli
amici rimasti al fronte. La storia del Gruppo di Concesio é
ricca di momenti importanti, alcuni belli, altri un po’ tristi, ma tutti degni
di ricordo. Prima di tutto sono da ricordare le persone, gli Alpini che hanno
fatto la storia del nostro gruppo e che ci hanno lasciato: non necessario fare
nomi perché tutti hanno uguale importanza, che deriva dal medesimo cappello che
tutti hanno portato con dignità, onore e fedeltà a quei valori che ancora oggi
noi alpini sosteniamo e difendiamo: la Patria, la Famiglia, il lavoro, la
lealtà, la serietà, la solidarietà, lo spirito di sacrificio. Ai soci del gruppo
spetta il compito di trasferire i valori ereditati nel nuovo millennio: non
venga mai meno l’impegno, né manchi la generosità che finora vi ha contraddistinto”. Nello
stesso giorno l’inaugurazione della prima sede provvisoria, nello stabile di
proprietà del Comune dove risiedeva solitamente il segretario comunale. Fu un
momento di gioia perché finalmente il Gruppo poteva avere una sede propria da
utilizzare più spesso, senza dover dipendere da nessuno. Ma questa sede non durò
molto poiché la casa comunale venne venduta e allora gli alpini si videro
costretti a cercarne una nuova per potersi ritrovare. Questa venne concessa
dagli eredi della famiglia Temponi Piero
alla Pieve, in via Bonomini.
Nel 1988
qualcosa di straordinario venne ideato e realizzato dal Gruppo Alpini di Concesio.
Nel mese di maggio venne posta la prima pietra del rifugio alpino sul monte
Colma, a poca distanza dalla Croce che era stata inaugurata nel 1983. Pochi mesi
dopo, c’era già chi scriveva:
“Chi tra noi, guarda verso la Croce, non si é accorto che qualcosa di nuovo é
sorto? Si tratta di una costruzione in pietra a vista voluta e realizzata dai
nostri Alpini. Stimolati anche dal rinnovato interesse che questo monte ha
suscitato nei nostri concittadini soprattutto dopo la posa della Croce benedetta
da Giovanni Paolo Il, essi si sono lanciati nell’opera. La Colma ha visto salire
sempre più spesso ragazzi del Grest,
gruppi di famiglie per una scampagnata, oltre ai soliti e numerosi cacciatori e montanari.
E’ con l’intenzione di fare felici tutte queste persone che gli alpini hanno
deciso di iniziare la costruzione di questo piccolo rifugio. Le difficoltà
certamente non sono mancate: bisognava inventare lo spazio per costruire,
scavando a vivo nella roccia, creare una teleferica che consentisse il trasporto
di tutto il materiale, ma sopra tutto é stato necessario tantissimo lavoro di
volontariato: “olio di gomito”!!!
Dopo due
anni dall’inizio di questa memorabile impresa, nel mese di maggio 1992 a dieci
anni dalla visita del Papa a Concesio,
fu possibile inaugurare il “Rifugio Alpini” sul monte Colma, punto di
riferimento per tutta la comunità di Concesio.
Dopo pochi anni la sede di via Bonomini non
era più disponibile e il Capogruppo si diede da fare; riuscì a trovare un luogo
più idoneo presso i locali della parrocchia di S. Andrea, in un piccolo
prefabbricato dell’oratorio dove il Gruppo rimase fino all’inaugurazione della
nuova sede nella Casa delle Associazioni in Via Mattei. Nell’anno 1999 venne
eletto capogruppo l’Alpino Mario Poli, che raccolse la grande eredità che i
precedenti capigruppo avevano prodotto con forza e costanza. A lui è toccato il
grande compito di costruire una nuova sede.
Alla breve ma intensa storia degli Alpini di Concesio manca
una voce, quella del più illustre concittadino di questa terra: Papa Paolo VI.
Egli ha sempre amato e stimato gli Alpini che ha incontrato in più occasioni.
Fra i momenti più commoventi vanno ricordati i funerali di Don Carlo Gnocchi,
celebrati dal Cardinal Montini, quando ogni alpino prese sulle sue spalle un
piccolo mutilatino o poliomielitico che non poteva camminare e poi
l’indimenticabile visita falla dagli Alpini in Vaticano il 18 marzo 1968. In
quell’occasione Paolo VI ebbe
a dire:
“Quanti pensieri sveglia in Noi la figura dell’Alpino quanti la folla del
vostro raduno! Vediamo in ciascuno di voi il campione del nostro popolo
montanaro, sano, forte, credente; e vediamo nella vostra adunata uno spirito di
corpo, che caratterizza l’Alpino italiano, che gli conferisce uno stile morale,
e che lo impegna ad una particolare fedeltà al suo dovere, fino al rischio, fino
al sacrificio. Uomini seri gli Alpini, uomini di parola, uomini coraggiosi,
uomini generosi. Semplici, rudi, ma buoni e sinceri. Uomini che sanno soffrire,
se occorre, per la causa ch’é loro data da difendere; e uomini che sanno
cantare, al soffio di poesia che spira dalle vostre maestose e misteriose
montagne. Voi portate, carissimi Figli, sotto la vostra divisa un tesoro di
virtù naturali, estremamente prezioso. Vorremmo raccomandarvi di conservarlo
autentico questo tesoro, per voi e per i vostri figli, facendone un duplice
dono: alla vostra fede religiosa, la quale null’altro desidera di meglio che
d’essere professata con la vostra schietta e robusta adesione, con la dirittura
del vostro senso morale, con l’ingenua, ma profonda pietà dei vostri cuori
cristiani. E al vostro Paese. La vita militare vi ha dato migliore coscienza di
voi stessi, e vi ha dato occasione di manifestare codeste virtù, esaltandole
fino all’eroismo e, per molti vostri compagni, fino alla immolazione di sé. Noi
vorremmo ricordarvi che anche la vita civile ha bisogno delle stesse virtù,
professate in modo diverso, s’intende, ma con lo stesso spirito di fortezza
morale e di servizio per la comunità nazionale. Siate Alpini, vorremmo dirvi,
anche se invece di rivestire l’uniforme militare, adesso portate l’abito delle
vostre rispettive professioni civili, di lavoratori, di professionisti, di
cittadini. Date alla vita della vostra Nazione l’energia, la fedeltà, il
patriottismo, di cui il servizio militare vi é stato scuola nobile e severa.
Sappiate difendere il vostro Paese non solo sotto le armi, ma anche in congedo,
sempre, affinché i valori che fanno saldo, libero e progredito un Popolo non
abbiano mai a deperire. Siate soldati della pace, della pace vera nell’unione
degli animi, con vigile senso della giustizia, dell’onestà, del disinteresse e
della libertà “.
Fin qui
sono state descritte le attività più importanti, ma non possiamo certamente
dimenticarne alcune che sono nate sempre nel campo dell’attenzione che gli
Alpini hanno rivolto a chi viveva nel bisogno. Fra queste è doveroso
sottolineare la costruzione dell’Asilo Sorriso a Rossosch,
in Russia, sempre per commemorare gli Alpini caduti in quella terra. Un piccolo
monumento a chi non c’era più, e costruito nel migliore dei modi; dare speranza
a chi non ne aveva più. Sempre su questa scia di solidarietà, due altri
appuntamenti videro gli Alpini di Concesio in
prima linea: l’alluvione che colpì il Piemonte e il terremoto in Umbria. Accanto
a questo un plauso si deve fare per il servizio svolto in Albania durante il
terribile conflitto etnico che distrusse il tessuto sociale di quelle
popolazioni. Anche qui la missione umanitaria che essi svolsero con dedizione,
anche correndo alcuni pericoli, non può che iscriversi nell’albo d’oro della
storia di questo Gruppo.
Noi non c’eravamo mentre essi operavano in quelle terre lontane, ma certamente
eravamo, e siamo, presenti ad alcune iniziative che ci coinvolgono sempre.
Andando in ordine di data, la prima la incontriamo a fine maggio quando viene
organizzata la commemorazione dei caduti di tutte le guerre sulla Colma e viene
celebrata una S. Messa ai piedi della grande Croce. Moltissimi concesiani salgono
con loro per pregare e festeggiare con allegria. Sempre in campo religioso come
non ricordare la grande fiaccolata la notte di Natale dalla Colma alla chiesa
parrocchiale della Pieve? Un momento magico, commovente! A questo si aggiunga
che molti Alpini fanno parte della Protezione Civile di Concesio,
che altrettanti si preoccupano della pulizia dei sentieri di montagna per
rendere più sicuro il passeggiare di molte persone; pulizia anche del letto del
fiume Mella che
oggi é arricchito dalla pista ciclabile e quindi luogo di passaggio per molti
podisti o ciclisti.
Forse é superfluo farlo, ma la presenza alle Adunate Nazionali, di Sezione,
sull’Adamello e sul monte Guglielmo raggruppano sempre un gran numero di
aderenti. Pronti, cappello in testa, zaino in spalla non temono ostacoli né interperie;
allineati li senti pronunciare a gran voce il loro “Presente!” Infine il Gruppo
partecipa con diversi suoi soci a tulle le manifestazioni sportive della
Sezione; bocce, trofeo Cocchetti,
torneo di calcio sezionale, trofeo Padre Marcolini di
sci, tiro con la carabina, gare di marcia anche fuori provincia. Qui una
menzione particolare la merita GiordanoRovetta che
ha vinto ben tre edizioni del trofeo sciistico “Padre Marcolini”.
Nel 1996 è stato organizzato un grande torneo di calcio sezionale.
I responsabili di questa attività sportiva sono gli Alpini Claudio Manenti e
Enrico Ettori.
Prima
dell’inaugurazione della splendida e nuova sede in via Mattei, nella casa delle
Associazioni, il Gruppo ha festeggiato l’intitolazione di una nuova via, in
località S. Andrea, alla memoria della battaglia di Nikolajewka. Il
26 febbraio 2005, gli Alpini di Concesio,
si sono ritrovati nell’antica chiesa di 5. Andrea dove il cappellano militare
Alpino Maggiore Don Oscar Rameri,
affiancato da Don Rinaldo Perini e
dal diacono Claudio Fiorini, ha ricordato la grande figura di Don Carlo Gnocchi,
cappellano militare in Russia, che con la sua presenza ha saputo infondere
coraggio e forza a molti soldati sfiduciati. Alla cerimonia erano presenti in
forma ufficiale con il gonfalone del Comune, il sindaco Diego Peli e alcuni
membri della Giunta, il presidente della sezione Alessandro Rossi, il
maresciallo della stazione dei Carabinieri Francesco Balducci.
Il sindaco é intervenuto brevemente sottolineando che “la
scelta dell’intitolazione é rivolta in primo luogo agli Alpini per un
riconoscimento concreto della loro opera, ma pure per lasciare ai giovani il
ricordo del sacrificio di molti uomini in terra russa, quando riuscirono a
rompere l’accerchiamento dell’esercito sovietico, scrivendo una delle pagine più
gloriose per eroismo e abnegazione”. La
cerimonia é stata molto partecipata. Accanto agli Alpini di Concesio,
erano presenti con i loro gagliardetti, altri Gruppi limitrofi. Infine Stefano Retali,
Assessore alla Cultura, ha consegnato al Gruppo una raccolta di stampe sugli
Alpini. La sera ha visto tutti riuniti per un spiedo speciale. C’è da ricordare
che precedentemente l’anniversario di questa tragica Battaglia veniva
solennemente commemorato sul monte Colma con una celebrazione sotto la croce
degli Alpini.
LA GRANDE CROCE
Era l’anno 1981 e Angelo Pontara era
stato eletto capogruppo da appena un anno. Nel suo cuore era nato un grande
desiderio, quello di ricordare tutti i morti in guerra con qualcosa che fosse
rimasto per sempre. Agli inizi aveva pensato ad un monumento, ma sorsero alcune
difficoltà che fecero archiviare immediatamente il progetto. Nel frattempo si
venne a sapere che nel 1982 il Santo Padre Giovanni Paolo Il avrebbe visitato Concesio,
paese natale di Papa Paolo VI.
Al Capogruppo sorse la migliore delle idee: costruire una grande Croce da
collocare sulla Colma e farla benedire al Papa durante la sua visita in terra
bresciana. Venne riunito subito il Consiglio del Gruppo che l’approvò
all’unanimità e poi l’Assemblea annuale che ne fu entusiasta. La Colma venne
scelta perché dall’alto tutti potevano vederla e ricordare le migliaia di
soldati che avevano offerto la propria vita per la pace e la libertà
dell’Italia. Sarebbe stata inoltre un monito alle generazioni future perché non
ripetessero gli errori del passato. E così fu! In breve venne costruita la Croce
e alla venuta del Papa ci fu la solenne benedizione. Adesso arrivava il compito
più arduo: collocarla in cima al monte. La distanza non sembrava eccessiva, ma
nessuno aveva calcolato la fatica di portare a spalle tutto il materiale fin
lassù. Gli alpini e molta gente di
Concesio si
misero subito al lavoro: sacco in spalla e via!!!
Dicono che gli Alpini sanno fare miracoli. Sì, uno lo hanno fatto nell’innalzare
lassù sulla Colma la pesante croce, l’altro lo hanno ottenuto dal cielo..,
all’inaugurazione un giorno splendente di sole in mezzo a una serie di giorni di
pioggia che facevano ben poco sperare e tenevano in apprensione un
pò tutti.
Ancora la notte prima il cielo aveva tuonato e scaricato rovesci di pioggia.
Poi, il mattino, come d’incanto, ecco il sole! Un sospiro di sollievo ed ecco
snodarsi su per i sentieri della montagna lunghe file variopinte di gente per
darsi l’appuntamento lassù, tanta tanta gente
che voleva vedere l’opera compiuta, voleva rendere omaggio al lavoro e ai
sacrifici compiuti dagli Alpini, voleva ascoltare il Divin Sacrificio
in suffragio dei numerosi caduti. Sono ragazzi, sono uomini, donne, sono anziani
che non temono la fatica. Gli Alpini lassù prepararono un pò tutto:
un luogo di ristoro alla cascina, una tenda per il pronto soccorso, perfino una
mostra di fotografie e di ricordi che illustravano la storia della Croce, dalla
benedizione de Papa fino alla conclusione dei
lavori. Presente anche la banda, i cui componenti si sono portati lassù gli
strumenti. A poco a poco la gente si raccoglie attorno alla Croce, nel piccolo
spiazzo e giù per il pendio della montagna. Si da inizio alla cerimonia
dell’inaugurazione. Il Sindaco taglia il nastro mentre squillano le note
dell’alza bandiera seguito da un gioioso e caloroso battito di mani, segno di
ammirazione e di consenso per la bella opera realizzata. Molti i fazzoletti che
asciugano le lacrime di gioia che la commozione fa apparire negli occhi dei
“Veci”. Quelle note, quel posto... quanti ricordi! Poi ha inizio la S. Messa. Al
Vangelo il celebrante rivolge ai presenti toccanti parole ricordando il
sacrificio dei caduti di tutte le guerre e richiamando i sentimenti di pace, di
giustizia e di amore. Dopo la S. Messa tutti i partecipanti si sparpagliano per
i prati e per i boschi per il “rancio” all’aperto: un vero momento di gioia e di
fraternità che fa bene non solo al corpo ma anche allo spirito. Verso sera ci si
avvia sulla strada del ritorno, con in cuore la consapevolezza di aver vissuto
una giornata indimenticabile, da tramandare ai propri figli e ai propri nipoti.
La croce viene illuminata tutte le sere, con la luce prodotta da appositi
pannelli solari. Scende la sera, calano le ombre, ritorna il silenzio... rimane
lassù la Croce che splende nella notte a ricordare il sacrificio dei nostri
caduti, il grande dono della pace e a proteggere le nostre famiglie, la nostra
terra.
IL RIFUGIO IN
COLMA
Alla
presenza del Presidente della sezione A.N.A. di Brescia dott. Sandro Rossi, del
Vicesindaco Guido Pedrali,
dell’Assessore geom. Dario Pea,
del Maresciallo della stazione dei Carabinieri di Concesio sig. Scialambella,
dei parroci della Pie Mons. Valerio Polotti e
di S. Andrea Don Pietro Costa, é stato inaugurato il 31 maggio 1992 in località
“Colma” il rifugio che il locale Gruppo Alpini, guidato con determinazione dal
Capogruppo Alpino Walter Smussi, con notevole impegno e sacrificio ha inteso
realizzare. Il fabbricato é molto semplice e lineare; è stato edificato con
coscienza per non deturpare il paesaggio, infatti sono state utilizzate le
pietre raccolte sul posto. L’interno è composto da un piano seminterrato che
contiene una grande cucina con un ampio saloncino che
offre la possibilità di consumare un buon pasto a numerose persone; la parete
più grande é abbellita da un pregevole affresco “naif” realizzato dall’amico
Sig. Emilio Capecchi di Concesio e
raffigura scene di vita alpina. Sopra questo seminterrato, è stato costruito un
primo piano. Qui c’é un secondo salone che può essere adibito a più iniziative,
compreso un soggiorno notturno. Esternamente é stato realizzato un grande
balcone che permette una splendida veduta di Concesio.
La scelta definitiva del Gruppo è stata quella di lasciare aperto questo spazio
per permettere anche agli escursionisti di sostare per rifocillarsi o per
ripararsi dal le improvvise intemperie.
L’opera è stata realizzata con il lavoro di volontariato di Alpini e soci
simpatizzanti, nonché con il contributo finanziario di ditte e di privati
cittadini che hanno inteso così contribuire fattivamente allo sforzo intrapreso
per la costruzione di questo piccolo gioiello che, strada facendo, ha incontrato
non pochi ostacoli (compresa l’installazione della teleferica per il trasporto
di alcuni materiali molto pesanti), sempre “alpinamente”
superati. C’è da ricordare che la
Croce posta anni or sono, a pochi passi dal rifugio, eretta a ricordo di tutti
gli Alpini caduti e dispersi, é meta ogni anno, in occasione della domenica
delle Palme, di una grande Via Crucis alla quale partecipano con interesse e
devozione non solo gli Alpini ma la popolazione tutta di
Concesio.

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le attività










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