ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

SEZIONE DI BRESCIA

 Sede: Via Nikolajewka,15 - 25133  Brescia – tel. fax 030 2003976 - e-mail: brescia@ana.it

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GRUPPO DI CONCESIO

Dopo oltre tre anni di conflitto e oltre 600.000 caduti, il 4 novembre 1918 finiva la I Guerra Mondiale. I Battaglioni Alpini esistenti a quella data vennero smobilitati, oltre la metà furono sciolti ed alla fine del 1919 gli 8 Reggimenti iniziali ripresero all’incirca la consistenza che avevano nel 1914. Migliaia di Alpini reduci di guerra tornarono alle loro case, alle campagne spopolate di braccia per il periodo bellico e tutti, o quasi, alla vitale necessità di ricostruire non certo il benessere - che mai ebbero - ma almeno di sollevarsi dall’estrema povertà che il modesto contadino e l’operaio in genere avevano sempre avuto come caratteristica peculiare. Nella VaI Trompia, racchiusa da una ampia cerchia di montagne confinanti con la Valle Camonica, la Valle Sabbia e la città ai piedi, oltre che zona famosa per le sue industrie metallurgiche, di armi e tessili, é nota terra di montanari e quindi di Alpini che, fin dalla fondazione del Corpo,aveva dato molti suoi figli alla Patria. Dal lontano 1922, anno di nascita del Gruppo di Concesio, la vivace famiglia alpina si avviò, col passo lento ma sicuro e costante degli “scarponi”, sorretta dalla operosità della sua gente, verso il raggiungimento di precisi obiettivi, ingrossando gradatamente le file e perseverando in quella benemerita attività che l’avrebbe portato, col tempo, in posizione di preminenza fra le altre associazioni bresciane. Non é noto il giorno del 1922 in cui fu fondato il Gruppo,  abbiamo altresì documentazione che ci indichi nomi, sede ed attività del Gruppo. Una seconda nota, importante ai fini di una ricostruzione storica trattata nelle “carte” della Sede della Sezione, nell’archivio della Scuola Nikolajewka, riferisce: “Alla data del 2. 12. 1931 il  gruppo era già esistente (seduta, Consiglio 2.12.1931)”, ma anche in questo caso, non si hanno ulteriori indicazioni.  Il silenzio scritto regna sovrano fino al 1937, anno in cui è possibile finalmente reperire alcuni dati certi sull’Associazione che raggruppa molti Alpini: veci e nuove leve si uniscono in forza della tradizione e della storia di questo glorioso Corpo Militare. Sono ormai lontani gli echi della I Guerra Mondiale, ma le ferite ch’essa aveva lasciato e la povertà che ancora regnava in paese, spingeva questi valorosi uomini a costruire una rete solidale che si sarebbe consolidata e fortificata di lì a pochi anni. Angelo Senici, Angelo Muffolini, Pasotti Giovanni,Arrighini Luigi e altri ancora, diedero vita al Gruppo Alpini di Concesio che elesse, al suo interno, lo stesso Senici Angelo quale Capogruppo. Gli incontri si tenevano regolarmente sotto il grande portico che si trovava nel cortile della casa di Angelo Muffolini alla Pieve, davanti a un buon fiasco di vino rigorosamente “rosso”! 
Il Gagliardetto del Gruppo venne offerto dalla Sig.ra Gasparini Libera, coniugata Tognoli Primo, in memoria del cognato Tognoli Mario, maresciallo,decorato con medaglia d’argento nella I Guerra Mondiale. Presenti alla consegna, il capitano Gelmi Pietro e il tenente Quarenghi Aldo della Sezione di Brescia. La presidenza di Angelo Senici durò solo un anno, ma decisivo per solidificare le basi e proiettare il Gruppo nel futuro, Il suo duro lavoro e il coinvolgimento che riuscì a promuovere nel Gruppo Alpini di Concesio è ricordato ancor oggi da nume“veci” che lo conobbero e lo stimarono. L’anno successivo, siamo nel 1938, venne eletto capogruppo un altro socio fondatore, “Boci”, Muffolini Angelo, che rimarrà in carica per un trentennio, fino al 1967. Di forte tempra e di grande coraggio, seppe dare al Gruppo quella marcia in più che permise un solidale accorpamento e unità d’intenti. Il fatto che rimase in carica così a lungo é segno della grande fiducia suscitata in tutti e dell’affetto che si era creato non solo tra i commilitoni, ma anche tra le nuove leve. Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, l’attività associativa si bloccò. Anni tragici erano alle porte, anni che scuoteranno il mondo e che segneranno per sempre la vita di tante famiglie anche concesiane. Cessato questo secondo conflitto mondiale, carico di lutti e distruzioni, lo spirito di corpo che aveva animato la fondazione dell’Associazione sembrava, appena tornati a casa, essersi spento. 
Al lungo elenco di soldati partiti, fece riscontro un breve elenco di sopravvissuti. Le sofferenze, la memoria dei Caduti e la voglia di riordinare anche gli ideali assopiti, ma mai perduti, dettero impulso alla rifondazione di tutti i gruppi e quindi anche a quello di Concesio che riprese a funzionare bene. Nei primi incontri post bellici, a casa Muffolini, non mancavano i racconti di guerra, il ricordo di chi non era tornato, la solidarietà con chi invece era tornato ferito nel corpo e nello spirito. In questi lunghi anni di ricostruzione, una parola regnò sovrana nel Gruppo: “solidarietà”! L’aiuto attivato dagli alpini però, non si limitò all’aspetto manuale del lavoro di ristrutturazione, ma si allargò ad un sostegno morale che sollevò ancor più l’umile gente diConcesio. La casa dell’amico Angelo divenne un punto d’incontro, un luogo di rifugio e di aiuto per tutti i bisognosi, fossero essi alpini oppure no. E quante vedove hanno bussato a quella porta, quanti mutilati per chiedere collaborazione, protezione! Se quei muri potessero parlare! 
Nel 1968 ecco compiersi un altro
passo in avanti, venne eletto a Capogruppo l’alpino Facchetti Guido. Desiderio del nuovo Capogruppo era quello di riunire le penne nere nella stessa armonia, concordia e familiarità, che vi era nei Reparti. La vita del Gruppo riprese con ardore, anche se le attività furono prevalentemente legate alla partecipazione ad inaugurazioni di sedi di altri Gruppi, a feste sociali, alle adunate nazionali, a ricorrenze e pranzi vari. Gli incontri non si svolgevano più nel cortile di casa Muffolini, ma nell’osteria chiamata “la Rossa”, che si trovava nel cortile di fronte alla chiesa parrocchiale. Questo locale era ormai diventato il ritrovo di tutti gli uomini del paese; qui si veniva a giocare, a discutere e anche a litigare. In questa osteria dal sapore antico, si firmavano contratti, cessioni, compravendite di bestiame e si programmavano futuri matrimoni.

Facchetti Guido rimase in carica fino al 1973. Gli successe l’alpino Orlandi Giuseppe che guidò il Gruppo per sei anni, dal 1974 al 1980. 
Nuovo Capogruppo, nuova sede; questa volta in un’altra osteria del paese, in via Gramsci, presso le sorelle
 Temponi. In questo periodo é da ricordare un’opera che gli Alpini di Concesio hanno svolto in un esercizio di volontariato encomiabile: la ricostruzione del Friuli dopo il terribile terremoto del 1976. Così scriveva il Quotidiano del Friuli in quei giorni: “Arrivano i vecchi alpini. C’era un’altra adunata alpina a Udine, in Friuli questa volta non per sfilare, ma per ricostruire. Si ricompongono, in questi giorni, i battaglioni dei congedati, e si organizzano come muratori. Tra un paio di giorni saranno al lavoro a Gemona, a Magnano, a Osoppo e negli altri paesi devastati. Come sempre nella adunate della solidarietà civile alpina, verranno da tutto il paese. Saranno migliaia che si daranno il cambio ogni quindici giorni. Saranno autonomi, con disciplina propria, un poco scarpona, e cioè niente affatto formale, ma molto sicura ed efficiente. E principalmente faranno miracoli come hanno sempre saputo fare anche quando si sono trovati maledettamente fuori della loro arma... ebbene, é corsa in questi giorni per l’Italia una voce, é risuonata come un appello nei cuore dei veci che non hanno sofferto il terremoto. E questi veci hanno pensato che se gli alpini del Friuli hanno bisogno di una mano, beh, bisogna dargliela subito, senza pensare”.

lI 1977 fu un anno particolare per il nostro Gruppo: venne ricordato il 40° anno di fondazione. La cerimonia, svoltasi il 15 giugno, fu molto semplice ma commovente. Tutti gli Alpini si ritrovarono nella chiesa Parrocchiale della Pieve per la celebrazione Eucaristica dove vennero ricordati tutti gli Alpini deceduti nelle due grandi guerre e tutti i Soci andati avanti. Mons. Valerio Polotti, nell’omelia, richiamò con forza gli alti valori morali e religiosi che spinsero questo glorioso Corpo a difesa della Patria. Terminata la cerimonia, con la banda del Comune in testa, una lunga fila di penne nere, guidate dai gagliardetti provenienti da tutta la Provincia, s’incamminò verso il monumento ai caduti dove venne deposta una corona d’alloro alla memoria. Erano presenti, tra gli altri, da Brescia il capitano Giuseppe Vignola, il sig. Carlo Cocchetti e mons. Francesco Galloni ex curato della Pieve e cappellano militare. Indimenticabili le parole per commemorare questo anniversario: “La splendida cerimonia così partecipata, ha un solo scopo, quello di ricordare i caduti di tutte le guerre e di rafforzare i valori di solidarietà, amicizia e sacrificio, in particolare nelle giovani generazioni. I nostri Alpini non sono morti invano. Noi siamo liberi e di ciò dobbiamo ringraziarli e prendere esempio dal loro coraggio e dal loro amore per la Patria. Continueremo ad essere liberi se continueremo a ricordali e a tramandare le loro gesta eroiche In questa felice occasione venne benedetto il secondo gagliardetto, offerto dal socio Zanetti Ezzelino, che ebbe come madrina la sig.ra Giacomelli Taiola Angela, in memoria del figlio Giovanni, alpino del Vestone, caduto sul Fronte Greco.  Nell’attività di questi anni c’é da ricordare un altro passaggio importante alla guida del Gruppo; nel 1980 venne eletto Capogruppo l’Alpino Pontara Angelo al quale si deve il merito di aver pensato e realizzato la grande Croce che gli Alpini hanno issato sul monte Verdura e che domina tutto il territorio di Concesio. Il terzo gagliardetto invece porta la data del 13 giugno 1982 nel ricordo del 45° anno di fondazione del Gruppo. Il gagliardetto venne offerto dall’alpino Muffolini Francesco in memoria del padre Angelo, che per molti anni aveva guidato il Gruppo, madrina fu la moglie Luigina Pasotti. Erano presenti per la Sezione di Brescia gli Alpini Colombini Gino e Zaggia Sergio. 
Nello stesso anno, il 26 settembre, anniversario della nascita di Giovan Battista Montini - Paolo VI, S.S. Giovanni Paolo Il in visita a Concesio, benediva la grande Croce, voluta in ricordo di tutti gli Alpini caduti e dispersi. Questa, portata in cima al monte, venne collocata su un basamento in pietra e sotto venne costruito un altare per potervi celebrare la S. Messa. Il monumento venne inaugurato il 29 maggio1983 con una solenne cerimonia presenti tutti gli Alpini con il capo zona Alpino Zaggia Sergio.  Nel gennaio 1984 veniva aperta la “Scuola Nikolajewka”, cooperativa sociale senza scopo di lucro che gestiva servizi per disabili fisici, soprattutto miodistrofici e spastici. Le attività erano finanziate in parte da contributi regionali e in parte da convenzioni con i Comuni. Vi era inoltre il sostegno, sia morale che finanziario, dell’Associazione Nazionale Alpini, dalla quale la “Scuola Nlkolajewka  traeva il nome stesso: sono stati infatti proprio gli Alpini che, con “amore e lieta fatica” (come recita la targa da loro apposta all’ingresso della scuola), hanno edificato lo stabile, donandolo alla cooperativa come monumento vivente alla memoria dei propri caduti in Russia. Fra questi “eroi del mattone”, molti quelli del Gruppo Alpini di Concesio.  

L’anno 1987 portò una ventata di novità con l’elezione a Capogruppo dell’alpino Walter Smussi che si mise immediatamente a lavorare per organizzare alcuni appuntamenti importanti. Il primo avvenne nel mese di settembre quando si celebrò solennemente il 50° anniversario di fondazione del Gruppo. Presenti alla cerimonia il Presidente Sandro Rossi e il generale Romolo Ragnoli. Il programma della manifestazione fu molto semplice e toccante: la S. Messa in ricordo di tutti gli alpini caduti e la deposizione di una corona di alloro al monumento. Non possiamo non ricordare le parole rivolte dal Presidente a tutti i partecipanti: 
“Vogliamo oggi ricordare tutti coloro che ci hanno lasciato, sia chi é morto in guerra che chi é ritornato al paese, nella propria famiglia. Essi
 
ritrovarono gli antichi affetti e cercarono di dimenticare i sacrifici e i pericoli passati dedicandosi al lavoro. Ma nella loro memoria era sempre presente il ricordo in dimenticabile della guerra, sulle montagne con le sue cime innevate, nei grandi boschi dai gelidi torrenti, e alla sera i canti negli accantonamenti, la gente dei paesini dove scendevano per le provviste e a riposare quando avevano il cambio. Mandati per fare la guerra, erano tornati uomini di pace con il desiderio di ritrovarsi tra loro per ricordare quei giorni, quei luoghi
  gli amici rimasti al fronte. La storia del Gruppo di Concesio é ricca di momenti importanti, alcuni belli, altri un po’ tristi, ma tutti degni di ricordo. Prima di tutto sono da ricordare le persone, gli Alpini che hanno fatto la storia del nostro gruppo e che ci hanno lasciato: non necessario fare nomi perché tutti hanno uguale importanza, che deriva dal medesimo cappello che tutti hanno portato con dignità, onore e fedeltà a quei valori che ancora oggi noi alpini sosteniamo e difendiamo: la Patria, la Famiglia, il lavoro, la lealtà, la serietà, la solidarietà, lo spirito di sacrificio. Ai soci del gruppo spetta il compito di trasferire i valori ereditati nel nuovo millennio: non venga mai meno l’impegno, né manchi la generosità che finora vi ha contraddistinto”. Nello stesso giorno l’inaugurazione della prima sede provvisoria, nello stabile di proprietà del Comune dove risiedeva solitamente il segretario comunale. Fu un momento di gioia perché finalmente il Gruppo poteva avere una sede propria da utilizzare più spesso, senza dover dipendere da nessuno. Ma questa sede non durò molto poiché la casa comunale venne venduta e allora gli alpini si videro costretti a cercarne una nuova per potersi ritrovare. Questa venne concessa dagli eredi della famiglia Temponi Piero alla Pieve, in via Bonomini. 

Nel 1988 qualcosa di straordinario venne ideato e realizzato dal Gruppo Alpini di Concesio. Nel mese di maggio venne posta la prima pietra del rifugio alpino sul monte Colma, a poca distanza dalla Croce che era stata inaugurata nel 1983. Pochi mesi dopo, c’era già chi scriveva: 
“Chi tra noi, guarda verso la Croce, non si é accorto che qualcosa di nuovo é sorto? Si tratta di una costruzione in pietra a vista voluta e realizzata dai nostri Alpini. Stimolati anche dal rinnovato interesse che questo monte ha suscitato nei nostri concittadini soprattutto dopo la posa della Croce benedetta da Giovanni Paolo Il, essi si sono lanciati nell’opera. La Colma ha visto salire sempre più spesso ragazzi del Grest, gruppi di famiglie per una scampagnata, oltre ai soliti e numerosi cacciatori e montanari. E’ con l’intenzione di fare felici tutte queste persone che gli alpini hanno deciso di iniziare la costruzione di questo piccolo rifugio. Le difficoltà certamente non sono mancate: bisognava inventare lo spazio per costruire, scavando a vivo nella roccia, creare una teleferica che consentisse il trasporto di tutto il materiale, ma sopra tutto é stato necessario tantissimo lavoro di volontariato: “olio di gomito”!!!

Dopo due anni dall’inizio di questa memorabile impresa, nel mese di maggio 1992 a dieci anni dalla visita del Papa a Concesio, fu possibile inaugurare il “Rifugio Alpini” sul monte Colma, punto di riferimento per tutta la comunità di Concesio. Dopo pochi anni la sede di via Bonomini non era più disponibile e il Capogruppo si diede da fare; riuscì a trovare un luogo più idoneo presso i locali della parrocchia di S. Andrea, in un piccolo prefabbricato dell’oratorio dove il Gruppo rimase fino all’inaugurazione della nuova sede nella Casa delle Associazioni in Via Mattei. Nell’anno 1999 venne eletto capogruppo l’Alpino Mario Poli, che raccolse la grande eredità che i precedenti capigruppo avevano prodotto con forza e costanza. A lui è toccato il grande compito di costruire una nuova sede. 
Alla breve ma intensa storia degli Alpini di Concesio manca una voce, quella del più illustre concittadino di questa terra: Papa Paolo VI. Egli ha sempre amato e stimato gli Alpini che ha incontrato in più occasioni. Fra i momenti più commoventi vanno ricordati i funerali di Don Carlo Gnocchi, celebrati dal Cardinal Montini, quando ogni alpino prese sulle sue spalle un piccolo mutilatino o poliomielitico che non poteva camminare e poi l’indimenticabile visita falla dagli Alpini in Vaticano il 18 marzo 1968. In quell’occasione Paolo VI ebbe a dire: 
“Quanti pensieri sveglia in Noi la figura dell’Alpino quanti la folla del vostro raduno! Vediamo in ciascuno di voi il campione del nostro popolo montanaro, sano, forte, credente; e vediamo nella vostra adunata uno spirito di corpo, che caratterizza l’Alpino italiano, che gli conferisce uno stile morale, e che lo impegna ad una particolare fedeltà al suo dovere, fino al rischio, fino al sacrificio. Uomini seri gli Alpini, uomini di parola, uomini coraggiosi, uomini generosi. Semplici, rudi, ma buoni e sinceri. Uomini che sanno soffrire, se occorre, per la causa ch’é loro data da difendere; e uomini che sanno cantare, al soffio di poesia che spira dalle vostre maestose e misteriose montagne. Voi portate, carissimi Figli, sotto la vostra divisa un tesoro di virtù naturali, estremamente prezioso. Vorremmo raccomandarvi di conservarlo autentico questo tesoro, per voi e per i vostri figli, facendone un duplice dono: alla vostra fede religiosa, la quale null’altro desidera di meglio che d’essere professata con la vostra schietta e robusta adesione, con la dirittura del vostro senso morale, con l’ingenua, ma profonda pietà dei vostri cuori cristiani. E al vostro Paese. La vita militare vi ha dato migliore coscienza di voi stessi, e vi ha dato occasione di manifestare codeste virtù, esaltandole fino all’eroismo e, per molti vostri compagni, fino alla immolazione di sé. Noi vorremmo ricordarvi che anche la vita civile ha bisogno delle stesse virtù, professate in modo diverso, s’intende, ma con lo stesso spirito di fortezza morale e di servizio per la comunità nazionale. Siate Alpini, vorremmo dirvi, anche se invece di rivestire l’uniforme militare, adesso portate l’abito delle vostre rispettive professioni civili, di lavoratori, di professionisti, di cittadini. Date alla vita della vostra Nazione l’energia, la fedeltà, il patriottismo, di cui il servizio militare vi é stato scuola nobile e severa. Sappiate difendere il vostro Paese non solo sotto le armi, ma anche in congedo, sempre, affinché i valori che fanno saldo, libero e progredito un Popolo non abbiano mai a deperire. Siate soldati della pace, della pace vera nell’unione degli animi, con vigile senso della giustizia, dell’onestà, del disinteresse e della libertà “.

Fin qui sono state descritte le attività più importanti, ma non possiamo certamente dimenticarne alcune che sono nate sempre nel campo dell’attenzione che gli Alpini hanno rivolto a chi viveva nel bisogno. Fra queste è doveroso sottolineare la costruzione dell’Asilo Sorriso a Rossosch, in Russia, sempre per commemorare gli Alpini caduti in quella terra. Un piccolo monumento a chi non c’era più, e costruito nel migliore dei modi; dare speranza a chi non ne aveva più. Sempre su questa scia di solidarietà, due altri appuntamenti videro gli Alpini di Concesio in prima linea: l’alluvione che colpì il Piemonte e il terremoto in Umbria. Accanto a questo un plauso si deve fare per il servizio svolto in Albania durante il terribile conflitto etnico che distrusse il tessuto sociale di quelle popolazioni. Anche qui la missione umanitaria che essi svolsero con dedizione, anche correndo alcuni pericoli, non può che iscriversi nell’albo d’oro della storia di questo Gruppo. 

Noi non c’eravamo mentre essi operavano in quelle terre lontane, ma certamente eravamo, e siamo, presenti ad alcune iniziative che ci coinvolgono sempre. Andando in ordine di data, la prima la incontriamo a fine maggio quando viene organizzata la commemorazione dei caduti di tutte le guerre sulla Colma e viene celebrata una S. Messa ai piedi della grande Croce. Moltissimi concesiani salgono con loro per pregare e festeggiare con allegria. Sempre in campo religioso come non ricordare la grande fiaccolata la notte di Natale dalla Colma alla chiesa parrocchiale della Pieve? Un momento magico, commovente! A questo si aggiunga che molti Alpini fanno parte della Protezione Civile di Concesio, che altrettanti si preoccupano della pulizia dei sentieri di montagna per rendere più sicuro il passeggiare di molte persone; pulizia anche del letto del fiume Mella che oggi é arricchito dalla pista ciclabile e quindi luogo di passaggio per molti podisti o ciclisti. 

Forse é superfluo farlo, ma la presenza alle Adunate Nazionali, di Sezione, sull’Adamello e sul monte Guglielmo raggruppano sempre un gran numero di aderenti. Pronti, cappello in testa, zaino in spalla non temono ostacoli né interperie; allineati li senti pronunciare a gran voce il loro “Presente!” Infine il Gruppo partecipa con diversi suoi soci a tulle le manifestazioni sportive della Sezione; bocce, trofeo Cocchetti, torneo di calcio sezionale, trofeo Padre Marcolini di sci, tiro con la carabina, gare di marcia anche fuori provincia. Qui una menzione particolare la merita GiordanoRovetta che ha vinto ben tre edizioni del trofeo sciistico “Padre Marcolini”. Nel 1996 è stato organizzato un grande torneo di calcio sezionale. 
I responsabili di questa attività sportiva sono gli Alpini Claudio Manenti e Enrico Ettori.

Prima dell’inaugurazione della splendida e nuova sede in via Mattei, nella casa delle Associazioni, il Gruppo ha festeggiato l’intitolazione di una nuova via, in località S. Andrea, alla memoria della battaglia di Nikolajewka.  Il 26 febbraio 2005, gli Alpini di Concesio, si sono ritrovati nell’antica chiesa di 5. Andrea dove il cappellano militare Alpino Maggiore Don Oscar Rameri, affiancato da Don Rinaldo Perini e dal diacono Claudio Fiorini, ha ricordato la grande figura di Don Carlo Gnocchi, cappellano militare in Russia, che con la sua presenza ha saputo infondere coraggio e forza a molti soldati sfiduciati. Alla cerimonia erano presenti in forma ufficiale con il gonfalone del Comune, il sindaco Diego Peli e alcuni membri della Giunta, il presidente della sezione Alessandro Rossi, il maresciallo della stazione dei Carabinieri Francesco Balducci. Il sindaco é intervenuto brevemente sottolineando che “la scelta dell’intitolazione é rivolta in primo luogo agli Alpini per un riconoscimento concreto della loro opera, ma pure per lasciare ai giovani il ricordo del sacrificio di molti uomini in terra russa, quando riuscirono a rompere l’accerchiamento dell’esercito sovietico, scrivendo una delle pagine più gloriose per eroismo e abnegazione”. La cerimonia é stata molto partecipata. Accanto agli Alpini di Concesio, erano presenti con i loro gagliardetti, altri Gruppi limitrofi. Infine Stefano Retali, Assessore alla Cultura, ha consegnato al Gruppo una raccolta di stampe sugli Alpini. La sera ha visto tutti riuniti per un spiedo speciale. C’è da ricordare che precedentemente l’anniversario di questa tragica Battaglia veniva solennemente commemorato sul monte Colma con una celebrazione sotto la croce degli Alpini. 

LA GRANDE CROCE

Era l’anno 1981 e Angelo Pontara era stato eletto capogruppo da appena un anno. Nel suo cuore era nato un grande desiderio, quello di ricordare tutti i morti in guerra con qualcosa che fosse rimasto per sempre. Agli inizi aveva pensato ad un monumento, ma sorsero alcune difficoltà che fecero archiviare immediatamente il progetto. Nel frattempo si venne a sapere che nel 1982 il Santo Padre Giovanni Paolo Il avrebbe visitato Concesio, paese natale di Papa Paolo VI. Al Capogruppo sorse la migliore delle idee: costruire una grande Croce da collocare sulla Colma e farla benedire al Papa durante la sua visita in terra bresciana. Venne riunito subito il Consiglio del Gruppo che l’approvò all’unanimità e poi l’Assemblea annuale che ne fu entusiasta. La Colma venne scelta perché dall’alto tutti potevano vederla e ricordare le migliaia di soldati che avevano offerto la propria vita per la pace e la libertà dell’Italia. Sarebbe stata inoltre un monito alle generazioni future perché non ripetessero gli errori del passato. E così fu! In breve venne costruita la Croce e alla venuta del Papa ci fu la solenne benedizione. Adesso arrivava il compito più arduo: collocarla in cima al monte. La distanza non sembrava eccessiva, ma nessuno aveva calcolato la fatica di portare a spalle tutto il materiale fin lassù. Gli alpini e molta gente di Concesio si misero subito al lavoro: sacco in spalla e via!!! 
Dicono che gli Alpini sanno fare miracoli. Sì, uno lo hanno fatto nell’innalzare lassù sulla Colma la pesante croce, l’altro lo hanno ottenuto dal cielo.., all’inaugurazione un giorno splendente di sole in mezzo a una serie di giorni di pioggia che facevano ben poco sperare e tenevano in apprensione un
 tutti. Ancora la notte prima il cielo aveva tuonato e scaricato rovesci di pioggia. Poi, il mattino, come d’incanto, ecco il sole! Un sospiro di sollievo ed ecco snodarsi su per i sentieri della montagna lunghe file variopinte di gente per darsi l’appuntamento lassù, tanta tanta gente che voleva vedere l’opera compiuta, voleva rendere omaggio al lavoro e ai sacrifici compiuti dagli Alpini, voleva ascoltare il Divin Sacrificio in suffragio dei numerosi caduti. Sono ragazzi, sono uomini, donne, sono anziani che non temono la fatica. Gli Alpini lassù prepararono un  tutto: un luogo di ristoro alla cascina, una tenda per il pronto soccorso, perfino una mostra di fotografie e di ricordi che illustravano la storia della Croce, dalla benedizione de Papa fino alla conclusione dei lavori. Presente anche la banda, i cui componenti si sono portati lassù gli strumenti. A poco a poco la gente si raccoglie attorno alla Croce, nel piccolo spiazzo e giù per il pendio della montagna. Si da inizio alla cerimonia dell’inaugurazione. Il Sindaco taglia il nastro mentre squillano le note dell’alza bandiera seguito da un gioioso e caloroso battito di mani, segno di ammirazione e di consenso per la bella opera realizzata. Molti i fazzoletti che asciugano le lacrime di gioia che la commozione fa apparire negli occhi dei “Veci”. Quelle note, quel posto... quanti ricordi! Poi ha inizio la S. Messa. Al Vangelo il celebrante rivolge ai presenti toccanti parole ricordando il sacrificio dei caduti di tutte le guerre e richiamando i sentimenti di pace, di giustizia e di amore. Dopo la S. Messa tutti i partecipanti si sparpagliano per i prati e per i boschi per il “rancio” all’aperto: un vero momento di gioia e di fraternità che fa bene non solo al corpo ma anche allo spirito. Verso sera ci si avvia sulla strada del ritorno, con in cuore la consapevolezza di aver vissuto una giornata indimenticabile, da tramandare ai propri figli e ai propri nipoti. La croce viene illuminata tutte le sere, con la luce prodotta da appositi pannelli solari. Scende la sera, calano le ombre, ritorna il silenzio... rimane lassù la Croce che splende nella notte a ricordare il sacrificio dei nostri caduti, il grande dono della pace e a proteggere le nostre famiglie, la nostra terra.


IL RIFUGIO IN COLMA

Alla presenza del Presidente della sezione A.N.A. di Brescia dott. Sandro Rossi, del Vicesindaco Guido Pedrali, dell’Assessore geom. Dario Pea, del Maresciallo della stazione dei Carabinieri di Concesio sig. Scialambella, dei parroci della Pie Mons. Valerio Polotti e di S. Andrea Don Pietro Costa, é stato inaugurato il 31 maggio 1992 in località “Colma” il rifugio che il locale Gruppo Alpini, guidato con determinazione dal Capogruppo Alpino Walter Smussi, con notevole impegno e sacrificio ha inteso realizzare. Il fabbricato é molto semplice e lineare; è stato edificato con coscienza per non deturpare il paesaggio, infatti sono state utilizzate le pietre raccolte sul posto. L’interno è composto da un piano seminterrato che contiene una grande cucina con un ampio saloncino che offre la possibilità di consumare un buon pasto a numerose persone; la parete più grande é abbellita da un pregevole affresco “naif” realizzato dall’amico Sig. Emilio Capecchi di Concesio e raffigura scene di vita alpina. Sopra questo seminterrato, è stato costruito un primo piano. Qui c’é un secondo salone che può essere adibito a più iniziative, compreso un soggiorno notturno. Esternamente é stato realizzato un grande balcone che permette una splendida veduta di Concesio. La scelta definitiva del Gruppo è stata quella di lasciare aperto questo spazio per permettere anche agli escursionisti di sostare per rifocillarsi o per ripararsi dal le improvvise intemperie. 
L’opera è stata realizzata con il lavoro di volontariato di Alpini e soci simpatizzanti, nonché con il contributo finanziario di ditte e di privati cittadini che hanno inteso così contribuire fattivamente allo sforzo intrapreso per la costruzione di questo piccolo gioiello che, strada facendo, ha incontrato non pochi ostacoli (compresa l’installazione della teleferica per il trasporto di alcuni materiali molto pesanti), sempre “alpinamente” superati.  C’è da ricordare che la Croce posta anni or sono, a pochi passi dal rifugio, eretta a ricordo di tutti gli Alpini caduti e dispersi, é meta ogni anno, in occasione della domenica delle Palme, di una grande Via Crucis alla quale partecipano con interesse e devozione non solo gli Alpini ma la popolazione tutta di Concesio.

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