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sezione










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GRUPPO DI
DELLO
INDIRIZZO SEDE:
Via Rossini 2/4
25020 DELLO (BS)
Tel. Cell.
3331239239
E-mail
gruppoalpinidello@libero.it

BREVE CRONISTORIA DEL NOSTRO GIOVANE GRUPPO
La nascita:
il 30-9-73 Andreoli Pietro, Baiguera Luciano, Ferrari Roberto (1° Capo Gruppo),
Gagliazzi Isidoro (2° Capo Gruppo), Carrera Battista (3° Capo Gruppo), Boidrini
Luciano, Coffinardi Giuseppe, Fracassi Pietro, Maestrini Agostino e Tomasoni
Agostino diedero vita al Gruppo Alpini di Dello.
Gagliardetto:
nel 1973 la Signora Berlucchi Antonia. moglie del generale di Corpo d’Armata
Lorenzotti Giuseppe, è la Madrina del nostro 1° Gagliardetto.
Monumento:
nel 1980 la Signora Ferrari Costanza è la Madrina alla cerimonia di
inaugurazione del Monumento eretto a ricordo di tutti gli Alpini che ci hanno
preceduto.
Con la sua presenza ha voluto onorare il sacrificio del fratello Guido,
Artigliere di montagna, caduto in Russia.
Fu l’allora Capo Gruppo Gagliazzi Isidoro a volere un monumento, il Segretario
Comunale Angelo Bertoletti ad ottenere lo spazio dove edificarlo e Mario
Spinetti lo ideò fissando alla sommità del monte il volto dell’aquila. Una
lapide bianca riporta la frase scolpita sulla tomba del Gen. Perucchetti,
fondatore delle Milizie Alpine.
Le iniziative:
nel 1985 il Gruppo Alpini, coinvolgendo tutta la Comunità avvia il lavoro di
recu1ero e restauro della Chiesolina dedicata a S. Rocco.
NICOLAJEWKA per noi del Gruppo non è solo una località della Russia dove una
cruenta battaglia è stata vissuta dai nostri Alpini, ma è anche una Scuola per
spastici, per gente meno fortunata di noi.
Noi ci adoperiamo e ci adopereremo sempre in iniziative a vantaggio di questa
scuola, fiore all’occhiello della Sezione Alpini di Brescia, che la volle
costruire.
Curiosità:
tra noi c’è uno che ha avuto la costanza di partecipare, ininterrottamente, a
ben 38 Adunate Nazionali, da Cortina nel 1953 a Verona di quest’anno. Costui è
l’Alpino per antonomasia, Tomasoni Agostino.
IO,
CHIESOLINA DI S. ROCCO
Son
sorta per volontà di povera gente, da sempre accolgo con carità i/peccatore ed
il sofferente che qui trovano pace e serenità eternamente.

Era il giugno 1985.
Venerdì sera.
Una delle solite riunioni mensili.
Il capogruppo quella sera era di lena e propose, senza tanti preamboli:
“Perché non mettiamo a posto la Chiesa di S. Rocco?”.
Ripensandoci ora, siamo stati pazzi a partire.
Questa Chiesetta dell’XI secolo aveva il tetto che stava per crollare, imbarcato
nel mezzo di circa mezzo metro, il campanile che dondolava, le finestre a pezzi
con le inferiate divelte, l’interno che ammuffiva con la pioggia che entrava in
più punti, l’intonaco che cadeva a pezzi lasciando intravvedere affreschi
sottostanti.
il tutto chiuso ed oppresso da muraglie che delimitavano un’area abbandonata ai
rovi.
Con il consenso del parroco, detto e fatto, alla riunione successiva erano
presenti un noto architetto e due geometri, professionisti esperti, ed il tutto
prese forma.
In ottobre iniziarono i lavori.
A dir la verità la licenza edilizia arrivò il sabato successivo, ma non è una
novità che gli Alpini sono più veloci della burocrazia...
Al nucleo iniziale di Alpini si aggiunsero subito molti altri, muratori,
agricoltori, artigiani, pensionati... gente che vedendo altri lavorare, si
fermava (ed ancor oggi è con noi).
11 più assiduo di questi gruppi è stato quello del Cantù, cioè gli abitanti del
rione dove sorge la Chiesetta.
Per coordinare il lavoro fu costituito un Comitato che comprendeva il Parroco,
Alpini, Tecnici, Maestranze e Volontari.
Fu organizzata una serata nel cinema con proiezioni di diapositive ed un
dibattito sul progetto.
Il plastico in legno dell’opera rimase poi esposto nella Chiesa Parrocchiale per
parecchie settimane.
Il programma dei lavori venne distribuito in Chiesa, ed a rileggerlo ora,
bisogna proprio dire che tutto quanto promesso è stato fatto.
Il movimento dei lavori ed il fermento suscitato sfociarono nella raccolta
natalizia (16 milioni) che chiuse il bilancio 1985 a circa 25 milioni.
La notte di Natale gli Alpini offrirono per ringraziamento castagne e vino brulé
all’uscita della Messa di Mezzanotte.
Era stato fatto: isolamento dell’umidità, abbattimento delle muraglie che
chiudevano il fronte strada, sistemazione dell’area esterna, che da boscaglia
incolta è diventata prato verde, scavo e predisposizione delle fondamenta per il
Sagrato, luminarie per l’addobbo a festa.
Nella primavera ‘86 i lavori ripresero, questa volta affidati per la
professionalità richiesta, ad un’impresa che si avvalse del contributo anche di
volontari, che sempre (come tutti del resto il sabato) lavorarono gratuitamente.
Per dare l’idea della complessità del lavoro, si pensi che il cassero delle
panchine, modulo standard di 10 metri utilizzato per i 6 lati, richiese per la
costruzione, in falegnameria, il lavoro di due ottimi carpentieri e di un
falegname per una settimana. In luglio partì la fase centrale dei lavori, cioè
il rifacimento del tetto ed il consolidamento della struttura del campanile, che
era pericolante.
Questo periodo registrò la partecipazione più ampia di gente ai lavori: almeno
venti persone in quei giorni lavorarono ordinatamente, ognuno col proprio
compito ben definito, ed il tetto in breve fu rifatto.
Il campanile richiese più tempo, però ora svetta, con le sue antiche campane
sabbiate ed il tetto nuovo.
Prima della pavimentazione del Sagrato venne interpellato un archeologo della
Sovrintendenza che, con l’aiuto di due scavi stese una relazione
tecnico-storica.
A settembre ci fu la prima festa di 5. Rocco, mezzo con il quale gli Alpini ed
il solito gruppo reperirono, di anno in anno, il grosso dei soldi necessari.
L’anno successivo venne rifatta la facciata, con l’apertura di un preesistente
rosone (era stato chiuso nel ‘700), opera completata con il restauro
dell’affresco esterno, con il rifacimento del grande lampadario, dei serramenti
e del portale in legno; a questo proposito ricordiamo il caro Nino che tanto ha
fatto per la Chiesina e per il paese.
Le fioriere del Sagrato furono addobbate con piante che garantiscono una
fioritura continua da febbraio a settembre; fu poi pavimentato il Sagrato, spesa
questa offerta dalle donne di Dello con il ricavo di un mercatino folkloristico,
e furono posati poi i marmi sulle panchine.
Nel frattempo era stata contattata l’ENEL per lo spostamento del palo di fronte
al Sagrato di sinistra e, tramite il Sovrintendente di Brescia arch. Zamboni,
era stata interpellata la scuola di restauro ENAIP di Botticino, Ente Regionale
all’avanguardia in questo campo. Fu concluso un accordo che ha permesso di
inserire il restauro degli affreschi interni nel programma scolastico; per due
inverni una decina di allieve con l’insegnante si dedicarono al lento lavoro di
pulitura, consolidamento e recupero.
Ci ha aiutato in questa occasione, come del resto in molte altre, una Signora
che ha ospitato nella mensa aziendale queste ragazze, riducendo perciò il costo
totale del restauro ad un milione e mezzo l’anno.
Questo tipo di intervento, per sua natura andava per le lunghe (altri tre anni)
e così si prese contatto con una società di restauro di Botticino, che stese un
preventivo di 30 milioni per consegnarci gli interni “chiavi in mano” per giugno
1990.
La tentazione era forte, perché voleva dire togliere definitivamente i ponteggi
dalla Chiesa e restituirla al culto: d’altra parte 30 milioni, dopo averne già
spesi 90. richiedevano ancora sacrifici.
Ed alla fine prevalse l’ottimismo.
Fu messa in atto una domanda di contributo alle Belle Arti ed un’altra di
finanziamento alla Banca 5. Paolo e ci preparammo a rimboccarci le maniche per
altre feste.
5. Rocco ci ha sempre aiutati e sicuramente non ci lascierà soli. Tutto qui.
Ma al di là dei lavori, quest’impresa ha cementato un gruppo, ha trascinato
altre iniziative e rimane di esempio, nel grigiore e nel menefreghismo di gran
parte del mondo moderno, di come gli ideali ci siano ancora.
E dietro gli ideali, disinteressanti ed entusiasti, sempre si raccolgono
persone: una volta così nascevano le comunità, ora è l’unico mezzo per
difenderle.
Ed il Cristo Re del Monte Guglielmo. che si intravvede lassù, a Nord, nelle
limpide giornate di sole, ci indica la strada.
Un grazie di cuore a tutto il paese.
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