|
|
la sezione
|
GRUPPO DI POLAVENO E’ volgendo lo sguardo molto lontano che si scorge l’anno 1938. La prima guerra mondiale é ormai terminata da parecchio tempo e al solo pensiero che quella é stata una vicenda irripetibile nella vita di ogni uomo, la vita continua normalmente fra le difficoltà quotidiane ma con entusiasmo. Rafforzati da questo pensiero, alcuni reduci di quella sventura, ignari dell’imminente tragedia, ancora più terribile della prima, decidono di dar vita al “Gruppo Alpini Polaveno”.
Quando tutto é pronto e i modesti preparativi sono terminati, una domenica
di fine ottobre dello stesso anno, alla presenza del capogruppo
Mingardi Antonio, della madrina
Mingardi Anna sua sorella,
dell’ Ispettore di zona della Valle Trompia
rappresentante della sezione di Brescia Sig. Riviera, di tutti i componenti
e iscritti delle frazioni del comune (Polaveno, S. Giovanni e
Gombio) e di tutta la popolazione, nella Chiesa
Parrocchiale “S. Nicolò Vescovo” di Polaveno, ha luogo la cerimonia di
benedizione del Gagliardetto. Trascorre un breve periodo ed incombe già sulla nazione il pericolo della II Guerra. Senza avere il tempo di fare molte cose i nostri alpini sono chiamati al loro gravoso compito: partono per la Guerra. Passano anni difficili. L’ anno 1945 segna la fine della guerra e i soldati fortunatamente e valorosamente sopravvissuti ritornano alle loro “baite”. E’ il 1946 quando i “bocia”, reduci dei fronti occidentale, greco—albanese e russo, affiancandosi ai “veci”, che purtroppo cominciano ad esserlo oltre che di nome anche di fatto, alimentano di nuove forze il nostro gruppo. Si ricomincia tutto da capo. Dopo le distruzioni provocate dalla guerra si cerca di ridare un volto a questa fratellanza di ideali. Il Caporale Maggiore Angelo Zugno succede a Mingardi Antonio e viene nominato segretario-cassiere l’Alpino Abele Boventi, che riveste la sua carica per più di quarant’anni. Gli anni passano veloci. Tra un’adunata e 1’altra, una festa e una riunione del gruppo si arriva al 1964. E’ proprio nella tarda primavera di quest’anno che il gruppo si impegna nella realizzazione del1’ idea che vaga da tempo nelle menti di tutti gli alpini di Polaveno. Si sente la necessità di creare un punto d’incontro per le varie commemorazioni e rievocazioni della storia alpina. Si decide di costruire vicino al Santuario di S. Maria del Giogo, località che dall’alto dei suoi mille metri domina il Sebino e la Val Trompia essendovi posta al centro, un monumento per onorare i caduti e dispersi in guerra, con particolare riguardo a quelli. del fronte Russo. Questo monumento é ideato, realizzato e finanziato dagli stessi Alpini. Sul lato destro della Chiesetta montana e’ un piccolo cocuzzolo senza vegetazione che ricoperto solamente da un manto di erba d’estate e di neve d’inverno si nota da. lontano. Pare proprio il luogo adatto ad ospitare quest’opera che con il suo candore dominerà e proteggerà un immensa distesa, montagne, lago e valli. Il proprietario Sig. Borghesi Giuseppe ne concede gentilmente l’uso. Si costruisce allora in questo punto il basamento costituito da piccole rocce naturali. Si acquista una bianca statua della Madonna che viene portata da Polaveno al Santuario dagli alpini stessi, con l’ausilio del mulo e del prealì (carrettino) dell’alpino Amilcare Baccini fin dove possibile, e poi sulle spalle attraverso il sentiero ancora oggi percorribile a piedi. Arrivati a fatica al Santuario, dopo una breve pausa ristoratrice, si pone sul basamento la pesante statua. Nasce il monumento detto della “Madonna degli Alpini”. Lo stesso viene inaugurato il 2 Agosto del l964. Madrine della Statua: Mingardi Angiolina di Antonio, Salomoni Elvira, Novaglio Pasquina detta Bugì, Pintossi Teresina dei Moréc. Da questa data ogni anno al Santuario, verso la fine di Giugno, viene organizzata la festa degli Alpini. Siamo all’ anno 1966 quando la sezione di Brescia fa omaggio al Gruppo Alpini di Polaveno di un pugno di terra del Don che trova la sua giusta dimora dietro la lapide eretta ai piedi della Madonna del monumento da poco inaugurato. Al Caporale Maggiore Angelo Zugno succede intanto 1’Alpino Savino Mingardi. Negli anni che seguono il lavoro del gruppo non si placa. A parte la solita attività di routine, riunioni, feste e adunate, l’impegno si dirige sempre verso attività concrete. A S. Maria del Giogo gli Alpini, piano piano, procedono al restauro della Chiesetta che il tempo sta rovinando progressivamente. Nel 1975 iniziano infatti i lavori di sistemazione delle stanze attigue al Santuario e in alcuni anni queste diverranno un accogliente rifugio per gli amanti della montagna e per quanti si recano a Santa Maria. Viene poi rifatto tutto il tetto della casa adiacente alla Chiesa: era ormai pericolante e non più adatto a proteggere la struttura. Inoltre viene costruita un’ampia cisterna per il rifornimento dell’acqua del rifugio. A valle dell’ampio prato che esiste a fianco della Chiesa viene poi costruito un robusto muro di sostegno in modo da togliere ogni pericolo; in un angolo viene posto un grande barbecue utilizzabile da quanti si recano a Santa Maria. Mentre si fanno tutti questi lavori, viene anche sistemato e reso più sicuro il sentiero che porta a Santa Maria, in modo da permettere a tutti di transitarvi senza rischi. Insomma, per diversi anni gli alpini di Polaveno offrono la propria opera di volontariato per sistemare e rendere accogliente il Santuario di Santa Maria e l’ambiente vicino. Giova ricordare che questo santuario, che si trova sul valico o giogo che divide la Valle Trompia dalla Valle Camonica anticamente era un punto di passaggio assai frequentato, come risulta al fatto”che nel medioevo vi erano delle case per il ricovero e l’assistenza dei pellegrini e dei viandanti. Proprio per questa sua importanza logistica, fin dall’antichità esisteva qui un ospizio per pellegrini passato poi ai monaci cluniacensi che presumibilmente nel sec. XIII vi costruirono una chiesetta, In seguito passò ai monaci olivetani di Rodengo Saiano e più tardi ai monaci benedettini di S. Eufemia. Alla Chiesa di Santa Maria si accenna già in documenti deI 1350, che accertano come il luogo fosse tenuto come una specie di villeggiatura dei benedettini e rifugio per gli occasionali viandanti. Nel 1538 vi risedette per un certo tempo anche il celebre monaco e poeta Teofilo Folengo e nel 1577 ben dieci monaci si rifugiarono a Santa Maria per sfuggire alla peste. Giovanni da Lezze, nel suo Catastico Queriniano, del 1609 - 1610, parla di Santa Maria come di una “Chiesa della Madonna picciola fuori della terra un miglio, officiata da un Padre di S. Benedetto quotidianamente”. Il 6 maggio 1976 un disastroso terremoto sconvolge il Friuli: alle ore 21 una lieve dava l’allarme alla popolazione friulana; un minuto dopo la catastrofe. Il tremendo sisma, che da secoli non trovava eguali riscontri nella storia del Friuli, mette in ginocchio la regione. Le cifre della sciagura assumono giorno per giorno dimensioni sempre più agghiaccianti. L’ elenco dei morti e dei senzatetto si allunga spietatamente; vaste località restano paralizzate e sono rese inaccessibili da montagne di macerie, dalla impraticabilità delle strade, dai rischi incombenti delle case pericolanti. I comuni gravemente danneggiati sono 39 in provincia di Udine, 6 in provincia di Pordenone. I centri più colpiti risultano Gemona, Majano, Osoppo, Venzone, Buia. Centinaia sono le vittime, migliaia i feriti, decine di migliaia i senzatetto. Gli alpini di Polaveno si mobilitano e nello stesso mese di maggio del 1976 sono in Friuli, a Taboga di Gemona, per una settimana di lavoro nel cantiere n.4 dell’A.N.A. di Brescia e Bergamo. loro anche Guerini Alceste di Ponte Zanano. Il lavoro è fondamentalmente rivolto alla riparazione dei tetti delle abitazioni. All’ Alpino Savino Mingardi succede l’ Alpino Domenico Peli. Non trascorre molto tempo e sfortunatamente, nell’81, la drammatica sventura del Friuli si ripropone, negli stessi, tristi frangenti, nel territorio dell’ Irpinia. E ancora i nostri Alpini dimostrano imperturbabili la loro tenacia dando anche a Solofra una settimana della loro generosità. Da sottolineare, in questi anni, la presenza del nostro Capogruppo fra i rappresentanti del Gagliardetto della Sezione di Brescia alla cerimonia Alpina di AALEN GMUND (Germania Federale). Nel Febbraio 1983 un impegno tanto onorevole quanto importante. Una settimana di lavoro per 1’edificazione della “Scuola Arti e Mestieri per spastici e miodistrofici” di Mompiano, a ricordo dei caduti di Nikolajewka. E’ dell’anno successivo la consegna dell’ attestato d’ onore per questo nobile operato. Nel 1984 inizia la collaborazione con il C. S. I. per la costruzione degli spogliatoi del campo sportivo parrocchiale di Polaveno. Una stanza del medesimo complesso viene destinata agli alpini che ne fanno la loro sede. L’anno 1989 rappresenta una data fondamentale nella storia europea e mondiale. Cade infatti il muro di Berlino e, come a macchia d’olio, in tutti i Paesi comunisti dell’est europeo vengono abbattuti, con mezzi in gran parte pacifici e senza spargimento di sangue, i regimi comunisti. Per tutti quei Paesi inizia il lento, difficile ma anche entusiasmante cammino di costruzione della democrazia. Anche l’impero sovietico cade a pezzi e nascono diversi nuovi stati nazionali, tra i quali il più grande è quello russo. Questi nuovi stati si trovano a far fronte ad economie disastrate e con situazioni sociali difficili. Nel contempo però si aprono al mondo occidentale e rendono possibile l’intervento esterno per le diverse iniziative economiche e sociali. L’Associazione Nazionale Alpini, di fronte a questo nuovo clima che respira aria di democrazia e in ricordo di tutti gli alpini caduti in Russia, decide di impegnarsi in un’opera dal grande significato umanitario ed educativo: la costruzione di un asilo in grado di ospitare almeno un centinaio di bambini, La prima idea di una tale iniziativa è di un alpino bresciano, Ferruccio Panazza, già presidente della sezione alpini dì Brescia. Nel giugno del 1991, di ritorno da un viaggio in Russia, Panazza comincia a pensare ad un qualcosa che ricordi tutti gli alpini là caduti. Scarta subito l’idea di un monumento, in quanto sarebbe stato presto dimenticato. Ha invece l’intuizione di proporre la costruzione di qualcosa che potesse essere di utilità anche per i vivi. Panazza sottopone la sua idea al Presidente nazionale dell’Associazione Alpini, il quale l’accoglie con entusiasmo, tanto che nel gennaio del 1992 viene annunciato ufficialmente il proposito di costruire in Russia un asilo; lo si vuole realizzare per il 1993 in modo da ricordare così i 50 anni dalla battaglia di Nikolajewka (1943-1993), dove trovarono la morte migliaia di alpini italiani, i quali però con questo loro gesto consentirono agli altri soldati italiani di salvarsi. La località che viene scelta è Rossosch, una cittadina di 60.000 abitanti situata a 750 chilometri a sud di Mosca, ai confini con l'Ucraina; qui dall’agosto del 1942 al gennaio del 1943 ebbe sede il comando del Corpo d’Armata Alpino. Non molto lontano vi è appunto la località di Nikolajewka. Dal 7 al 23 agosto del 1993, con la costruzione dell’asilo già ben avviata, vi si reca per due settimane di lavoro, in rappresentanza del Gruppo Alpini di Polaveno, Peli Domenico, falegname. Nell'agosto del 1992 vi si era già recato, pure lui per due settimane di lavoro, Pintossi Battista. L’asilo verrà inaugurato il 19 settembre del 1993. Per realizzarlo sono stati necessari due anni di lavoro volontario per il quale settimanalmente o quindicinalmente si sono alternate squadre di volontari. Oggi l’asilo funziona egregiamente. E’ in grado di ospitare 140 bambini E’ la migliore struttura del genere presente nella cittadina di Rossosch; l’ambiente ed i locali sono ampi ed accoglienti. All’esterno vi è un grande parco giochi; è provvisto anche di una piscina. Alcuni timori vi erano sulla capacità della struttura di sopportare positivamente il rigido inverno russo, che a Rossosch giunge a -20° in dicembre e gennaio e -33° per quasi tutto il mese di febbraio. Invece dopo il primo inverno tutto è rimasto in perfetto stato di conservazione. Dopo il 1993 è storia recente, ma non meno intensa. Nel 1996 il gruppo organizza l'adunata sezionale, 5 anni dopo il giuramento del genio guastatori di Trento, nel 2006 il primo trofeo "Ferruccio Panazza" di corsa in montagna, nell'occasione del quale sono intervenuti in una unica serata alcune celebrità alpine: Leonardo Caprioli, Arnaldo Chierici, Nelson Censi, Angelo Viviani, Giulio Baiocchi, autentici monumenti reduci di Russia che in una serata indimenticabile hanno commemorato il grande Panazza; il gruppo ha organizzato anche il suo 70 compleanno nel 2008 con due serate che hanno lasciato il segno in quanti sono intervenuti: una recita teatrale al santuario di S. Maria del Giogo in notturna con effetti coreografici di prim'ordine e una commemorazione dell'intervento delle sezioni di Brescia e Bergamo in Friuli a seguito del terremoto, con effetti sonori e proiezioni fotografiche che hanno creato una atmosfera molto suggestiva. Di fronte a tutti questi eventi celebrati con la consueta precisione organizzativa durante i quali nulla è lasciato al caso, le altre iniziative paiono passare in secondo piano, anche se non meno importanti e organizzate con non meno cura e passione: il 45° della statua della Madonna degli Alpini, le annuali feste a S. Maria del Giogo, le adunate nazionali...
|
le attività
|