OPERAZIONE ORTIGARA 2008:
BOCIA TURNO 1
L’appello della Sezione di Marostica, per il recupero dei manufatti della Grande Guerra, sull’Ortigara, ha trovato terreno fertile nella nostra Sezione.
Quest’anno sono stati due gli interventi programmati cui hanno partecipato i nostri giovani con alcuni aggregati che chiameremo “ diversamente giovani”.
Uno di questi due interventi è stato portato a termine per intero dai giovani del Gruppo di Ome.
Qui di seguito la cronaca, sospesa tra la gioia dell’avventura, dello stare insieme e la commozione che viene spontanea quando ci si ferma un attimo a pensare dove ci si trova.
Se ai nostri giovani sono venuti i brividi [non quelli per il freddo] vuol dire che la nostra associazione è in buone mani ancora per parecchio tempo.
Quelle che seguono sono le cronache delle due esperienze; leggendole ne coglierete l’intensità.
Anche se con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia, la mattina del primo agosto al casello di Brescia Centro si sono presentati: Giannantonio Marsegaglia e Angelo Bersini con il camper della P.C.; Francesco Molteni alla guida del pulmino del Gruppo di Bagnolo, a fargli compagnia Marco Dolfini, Giovanni Prestini, Ileana Bersini, Massimiliano Del Bono ed Eric Peroni ; una autovettura trasportava Fabrizio Vacchelli, Stefano Guarinelli e Fabrizio Gabbiani, il pick-up con a bordo Paolo Zipponi ed Elena Perozzo e un furgone con Daniele Boglioni e Carlo Gotti.
Una carovana niente male, anche se della ventina di prenotati se ne sono presenti quindici.
Il viaggio, prima in autostrada, poi su strada normale ed infine su strada sterrata, si conclude verso mezzogiorno a Campo Mulo, dove si parcheggiano i dei mezzi normali. Qui, mentre consumiamo un rancio “a secco” ci raggiunge con un fuoristrada della Sezione di Marostica, Alessandro Perozzo, fratello di Elena. Caricati i nostri zaini e i materiali su quel mezzo e sul nostro pic-up, saliamo a piedi al Rifugio dove ci aspettano le tende che ci alloggeranno.
Malgrado la pioggia ci disturbi, riusciamo ad iniziare i lavori previsti.
Divisi in tre squadre, si lavorerà in un tratto della linea del Monte Lozze fino all’ora della S. Messa celebrata da don Sergio Raffo, ex cappellano dei Bersaglieri, giunto da Vicenza in compagnia del simpatico Ten. Nicola Stoppa.
Tre le squadre: la prima squadra, recuperata e rimontata una “capra”, lavora a svuotare un tratto di trincea profondo circa 4 metri con un tratto in avanzamento per una postazione di mitragliatrice e relativo tratto in arretramento che la collega alla galleria interna dello schieramento;
la seconda opera su un secondo tronco che pure avanza verso una postazione per mitragliatrice e si collega all’interno con un profondo pozzo; la terza attacca un tratto di trincea il cui avanzamento verso l’esterno è stato riempito per errore da squadre precedenti. Probabilmente non s’erano accorti che il cunicolo in avanzamento sbucava all’esterno della trincea, non con un nido per mitragliatrice, ma per un’uscita nascosta per pattuglie. Questa trincea è situata a poca distanza dal rifugio, su un cucuzzolo del Monte Lozze e guarda verso l’Ortigara e il Corno Verde.
Mentre le squadre lavorano di piccone e di badile, attente a non incappare in ordigni inesplosi, Paolo con altri due liberano la visuale verso l’Ortigara, dei mughi e dei pini che ne coprono la vista.
Il pranzo e la cena sono preparati presso il locale rifugio dagli Alpini del Gruppo di Villa di Molvena della Sezione di Marostica; rancio ottimo ed abbondante, corroborato da schietto vino bresciano fornito dai nostri e integrato “ad abbundantiam” dalla pancetta e dal salame caserecci di Marco.
Dopo la cena si canta fino ad esaurimento voce, e poi in branda.
La mattina successiva, il lavoro riprende di buona lena dopo l’abbondante colazione.
Durante i lavori, ogni tanto è segnalato il ritrovamento di un reperto, una scheggia, una pallottola di novantuno o un caricatore. I reperti più ghiotti risulteranno una mazza da terrazziere, che pareva appena uscita dal magazzino, escluso il manico spezzato ma ancora in buono stato di conservazione e una bomba a mano che erroneamente è stata catalogata come “petardo Thevenot”, ma che poi risulterà essere una bomba a mano difensiva B P D.
Nel pomeriggio si forma un’altra minisquadra che provvede a liberare un’altra postazione di mitragliatrice e il relativo collegamento con l’interno e così si lavora fino a sera.
La domenica mattina, accompagnati dal vicentino Paolo Volpato dell’Associazione “Recuperanti della Memoria”, siamo partiti per l’Ortigara, seguendo il tracciato delle trincee italiane del Lozze. Proseguendo poi lungo il lato est del Monte Caldiera, abbiamo visitato gli accampamenti italiani in caverna e i resti del villaggio di guerra del Caldiera stesso. Saliti sulla sua anticima, abbiamo potuto visitare l’osservatorio esterno Torino del 5° Alpini Btg. Vestone 55^ Cp. e quello in caverna raggiunto risalendo un cunicolo quasi verticale con scala intagliata nella roccia e corda fissa, nonché le trincee riportate in luce lungo la cresta.
Discesi nella sella che divide il Caldiera dall’Ortigara, sostando in omaggio alla croce che ricorda un Cimitero di Guerra italiano, abbiamo iniziato a risalire il primo tratto di monte, visitando la postazione di mitragliatrice che prendeva d’infilata le nostre truppe che tentavano l’assalto. Rimontato il sentiero a gradini, lungo il quale sono stati ritrovati bossoli e parti di giberne, e passando anche in galleria siamo saliti alla quota 2103, dove abbiamo incontrato il Vicepresidente GianBattista Turrini, giunto lì, in mattinata, da un’altra via con la gentile Signora, regalandoci una lieta sorpresa.
Con una breve ma sentita cerimonia, abbiamo deposto una corona d’alloro al cippo a ricordo dei Caduti Austriaci, siamo poi giunti alla successiva quota, dove sorge la “Colonna Mozza”, cippo granitico dedicato dall’ANA ai Caduti Italiani.
Con l’accompagnamento, almeno per un breve momento, dalle note della Leggenda del Piave, scaturite dal cellulare di uno dei presenti, abbiamo deposto una corona d’alloro al Cippo dei Caduti, dopo di che il Vicepresidente Turrini ha tenuto una commossa orazione.
Dopo una visita alla “Campana dei Caduti” siamo discesi all’accampamento per un breve spuntino. Qui abbiamo trovato ad attenderci Roberto Genero, Presidente della Sezione di Marostica, con il quale ci siamo brevemente intrattenuti, promettendogli di ritornare l’anno prossimo.
Caricati i bagagli abbiamo lasciato il rifugio per raggiungere le macchine parcheggiate a Campo Mulo, a Brescia siamo giunti in serata.
Come nota di colore, segnaliamo la gradita presenza di Ileana ed Elena; la prima aspirante alpina e la seconda alpina in congedo, con tanto di cappello e penna nera. Hanno lavorato sodo, fino a sfinirsi, come del resto tutti noi, portando una nota gentile al nostro soggiorno.
Giovanni Prestini